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giovedì 30 maggio 2013

P. ANDREA:

un abbraccio grande e dolce come tu hai saputo dare a noi!



La nostra Associazione si è stretta intorno a P.Andrea, che, dopo una lunga malattia, il 24 maggio, ci ha lasciati. Vogliamo ricordarlo non solo perché all’inizio dell’esperienza Guatemalteca fu sollecito sostenitore di questo progetto di solidarietà, ma anche perché ha contribuito successivamente al buon andamento della missione che lì si era fondata.
 
Persona sempre serena e cordiale, p.Andrea, sapeva infondere fiducia e incoraggiamento per la vita e le sue prove. Per chiunque incontrasse aveva una parola di conforto e un sorriso d’esempio cristiano e umano.
Nella sua vita sacerdotale ha saputo guidare e educare molti giovani e molti sposi all’amicizia e all’amore, alla solidarietà e all’attenzione per tutto ciò che è giusto, leale, bello.
 
Per ultimo, ma non ultimo, lo ricordiamo perché gran parte delle persone impegnate in questa Associazione vengono dal cammino educativo di P.Andrea.
 
Grazie, P.Andrea, e un ciao affettuoso da tutti noi!

martedì 21 maggio 2013

ANNULLATA LA SENTENZA CONTRO RÍOS MONTT PER GENOCIDIO

da http://orizzonte-guatemala.blogspot.it/
BBC Mundo, 21/05/2013
La Corte Costituzionale del Guatemala ha annullato la condanna a 80 anni di reclusione inflitta per genocidio all’ex presidente di fatto Efrain Rios Montt.
Secondo i giudici la decisione si è basata su un errore di procedura e ha condannato senza attendere l'esito di una ricusazione richiesta dalla difesa.
Rios Montt è stato condannato il 10 maggio per genocidio e crimini di guerra durante il suo mandato nei primi anni Ottanta.
Secondo l'inviato speciale della BBC in Guatemala, Will Grant, in sostanza, la nuova decisione del tribunale ha due conseguenze immediate.
In primo luogo, ha revocato – immediatamente - il giudizio di genocidio contro Rios Montt.
In secondo luogo dispone che il processo riprenda al punto in cui era lo scorso 19 aprile, perché a quel tempo la Corte costituzionale aveva affermato che Rios Montt era rimasto senza difesa, dopo che l'avvocato dell’ex generale era stato espulso dalla Corte brevemente per aver accusato il giudice di parzialità.
"Quelle ore che Rios Montt era senza difesa legale hanno fatto tornare il processo al punto in cui si trovava più o meno un mese fa", ha detto Grant.
Tutte le testimonianze e le dichiarazioni rese da quel momento dovranno essere di nuovo presentate davanti ai tre giudici, così come le dichiarazioni finali di entrambe le parti.
Ripetizione
Nel breve termine Rios Montt lascerà l'ospedale militare dove si trova per problemi di ipertensione per continuare gli arresti domiciliari.
Francisco Garcia Gudiel, avvocato difensore, ha detto alla BBC che il caso aveva subito una serie di carenze e violazioni.
"La sentenza è insostenibile per una serie di violazioni del giusto processo e del diritto di difesa. Tale processo cade, cade. Sicuramente" ha affermato Garcia Gudiel.
L'accusa ha sostenuto che la difesa è alla ricerca di qualsiasi cavillo giuridico o amministrativo per ostacolare il processo.
Dal momento in cui hanno annunciato il verdetto, la difesa di Rios Montt ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale chiedendo che la sentenza fosse annullata.
La condanna per genocidio è stata la prima al mondo comminata da un tribunale a un ex presidente nazionale.
Dieci giorni dopo la sentenza storica, che ora è stata cancellata, le scene di giubilo tra gli indigeni e gli attivisti nel tribunale affollato contrastano con una conferenza stampa di basso profilo in cui la decisione dell’annullamento è stata annunciata nella notte di lunedì.
In ogni caso, la decisione della Corte Costituzionale di annullare la sentenza contro Rios Montt non è la fine della battaglia legale di nessuna delle parti.
Ciò che rimane da fare ora è la ripetizione di una parte del processo, le ultime settimane di processo, che porterà anche alla ripetizione di una sentenza che nella sua prima versione è stato una pietra miliare per la giurisprudenza globale.

martedì 14 maggio 2013

"Non c'è pace senza giustizia". In Guatemala Ríos Montt condannato per genocidio

Per la prima volta nella storia un un capo di stato viene giudicato per i crimini commessi durante il suo mandato da un tribunale nazionale e non da una corte internazionale. Questo è avvenuto proprio in Guatemala: l'11 maggio una corte formata da tre giudici ha condannato l’ex dittatore guatemalteco Efraín Ríos Montt a ottant’anni di carcere per genocidio.

dalla rivista POPOLI :

"Non c'è pace senza giustizia". In Guatemala Ríos Montt condannato per genocidio

 

«In Guatemala è stato compiuto sistematicamente un genocidio ai danni della popolazione maya Ixil», ha dichiarato la giudice Jazmin Barrios. Si è concluso così, dopo due mesi, il processo contro due ex generali, l’ex capo di Stato de facto, Efraín Ríos Montt, e l’ex capo dell’intelligence militare, Josè Mauricio Rodriguez Sànchez, accusati di genocidio e di delitti contro l’umanità.
La sentenza, pronunciata il 10 maggio, dopo una ventina di udienze e un centinaio di testimonianze, ha riconosciuto colpevole di genocidio e crimini contro l’umanità l’86enne Efraín Ríos Montt. Per essere stato ritenuto responsabile del massacro di 1.771 indigeni delle comunità maya Ixiles l’ex generale è stato condannato a 80 anni di carcere, di cui 50 per il delitto di genocidio.

Una decisione storica per il Guatemala, di cui abbiamo parlato con monsignor Alvaro Ramazzini, vescovo di Huehuetenango, e attivo da anni nella promozione e difesa dei diritti dei popoli indigeni. «Il processo - spiega Ramazzini - ha fatto capire quanto la polarizzazione sociale sia forte nel Paese. Nella società guatemalteca ci sono profonde divisioni: mentre in tribunale alcuni indigeni maya Ixiles hanno testimoniato raccontando le violenze subite e chiedendo giustizia per i loro parenti uccisi, contemporaneamente venivano organizzate manifestazioni a favore di Rios Montt alle quali partecipavano gruppi di Ixiles».
Il vescovo denuncia come la violenza mediatica si sia scagliata anche contro la Chiesa cattolica. «In una pubblicazione intitolata La farsa del genocidio, che circolava nelle scorse settimane in Guatemala, la Fondazione contro il Terrorismo sosteneva che il processo contro Rios Montt è una cospirazione marxista dalla Chiesa cattolica». Notevole anche la preoccupazione per la criminalizzazione e le persecuzioni dei leader comunitari: «Risale a solo poche settimane fa il sequestro e l’assassinio di Daniel Pedro Mateo, leader comunitario della comunità di Santa Eulalia, nella mia diocesi».

Lo scorso 26 aprile ricorreva poi il 15° anniversario dell’assassinio di monsignor Juan Gerardi, vescovo ausiliare di Città del Guatemala, ucciso per il suo instancabile lavoro di ricerca della verità sugli anni della guerra civile. In questa occasione la Conferenza episcopale ha pubblicato un messaggio nel quale ha dato una lettura della situazione del Paese (La paz estè con ustedes). Riprendendo quel testo, Ramazzini presenta le sfide che ancora rimangono aperte: «Sono passati 17 anni dalla firma degli accordi di pace. È vero che questi accordi hanno posto fine al conflitto armato. Ma constatiamo che nei loro aspetti principali sono rimasti lettera morta, frustrando così le speranze del popolo guatemalteco. Dobbiamo riconoscere che le cause strutturali che hanno dato origine al conflitto armato non sono state superate, si rafforza un modello economico che concentra la ricchezza nelle mani di pochi. In questi anni abbiamo visto politiche che non offrono soluzioni alla situazione di povertà, emigrazione forzata, razzismo ed esclusione. Continuiamo a constatare la costante mancanza di rispetto della dignità umana, di crescente e pericolosa polarizzazione sociale, di calunnie e voci ricorrenti che creano confusione».

Ramazzini sottolinea il senso del prezioso lavoro di recupero della memoria storica di cui Gerardi è stato l’anima: «La Chiesa cattolica pensava che fosse importante conoscere le ragioni e le cause della  guerra che per 36 anni ha sconvolto la società guatemalteca, con migliaia di morti, desaparecidos, sfollati interni e in Messico. Volevamo capire, per evitare che succedesse ancora una tragedia simile. Siamo convinti che una guerra causa ferite molto profonde sia a livello personale che nel tessuto sociale».
E il vescovo sottolinea anche l’impegno per il futuro: «Gerardi voleva che il progetto del recupero della memoria storica potesse continuare. Voleva fare in modo che i colpevoli potessero chiedere perdono alle vittime, e le vittime potessero perdonare. Molti non hanno inteso il lavoro capillare di raccolta di testimonianze e di ricerca della verità, e pensano che la Chiesa abbia voluto fare rivivere sentimenti di vendetta e di odio. La Chiesa cerca la riconciliazione attraverso la verità».

Pur in una situazione di violenza diffusa, di mancato compimento degli accordi di pace, che posero fine alla guerra interna, con le annose problematiche legate alla terra, in assenza di una riforma agraria, con una politica economica neoliberista che apre le porte agli investimenti delle multinazionali straniere senza curarsi della volontà delle popolazioni indigene e del rispetto della natura, nonostante tutto ciò, mons. Ramazzini vede alcuni segni di speranza, in particolare nella forte presa di coscienza delle popolazioni indigene, che si stanno organizzando per la salvaguardia dei loro diritti, nell’impegno degli operatori pastorali e sociali, che sul territorio collaborano anche con le attività della Chiesa per migliorare le condizioni di vita della popolazione, e nella grande solidarietà e nell’amicizia che sente sia nei suoi confronti sia del suo Paese.
Mons. Gerardi sosteneva che fino a quando non si conoscerà la verità le ferite del passato rimarranno aperte. Quasi facendogli eco, la giudice Barrios durante la lettura della sentenza di condanna a Rios Montt ha aggiunto: «Perché esista pace in Guatemala deve esistere prima giustizia».
Con il riconoscimento del genocidio, si può aprire una pagina nuova nella storia del piccolo Paese centroamericano.
Daniela Sangalli
curtatrice del blog Orizzonte Guatemala

venerdì 10 maggio 2013

a cena con "amici del Guatemala" 10 maggio FIESOLE

GRAZIE A TUTTI I PARTTECIPANTI!!!! 
ABBIAMO RACCOLTO 1302,00 EURO (escluso le spese)!!!!
andranno interamente al progetto di ALLEVAMENTO SUINO della coperativa delle donne del villaggio XAAN
 (http://www.amiciguatemala.org/2013/02/xaan.html)