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martedì 18 febbraio 2014

CIRCO INZIR … Diario bagnato diario fortunato …

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Sabato, secondo spettacolo di Circo InZir nel Petèn, aldea di Esmeralda.
La Cèiba è un albero, una pianta maestosa che a forza di pioggia e sole arriva ad una altezza di una quarantina di metri.
Il tronco liscio e dritto sale su senza rami intermedi, poi all’improvviso fa esplodere una chioma che sembra sorreggere il cielo.
Per i maya era una divinità, per il Guatemala odierno è il simbolo nazionale, per i contadini una certezza, per noi, passanti occasionali, è una meraviglia che ti fa spalancare gli occhi e aprire la bocca.
Stanno lì, immobili, con quell’aria protettiva che ti fa venire voglia di saltare giù dalla jeep, correre nel fango e andare ad abbracciarle per gustare e approfittare di tutta la loro immensa energia. Ti fa venire voglia di arrampicarti fino in cima, lasciarti cullare e quando sale la luna sussurrarle piano in un orecchio quelle 2 o 3 cose che volevi dirle già da un po’.
Tutto questo splendore ha radici che sprofondano in terra intrisa di violenza e umanità.
L’altro ieri (sabato), prima dello spettacolo, siamo andati a far visita a Marcelo (nome di fantasia).
Marcelo è un uomo sui 60 anni credo, qui è difficile stabilire l’età delle persone.
Il nostro ospite è a capo della cooperativa di agricoltori e allevatori che rappresenta il centro nevralgico dell’aldea di Esmeralda.
Questa aldea ha una storia particolare.
Negli anni a cavallo del 1980 la guerra civile vive uno dei momenti più duri, il presidente Romeo Lucas García attua una delle repressioni più violente mai avute in tutta l’America Latina.
In quegli anni vengono completamente distrutte circa 400 aldee.
I contadini, considerati potenziali alleati della guerriglia vengono eliminati indistintamente.
Marcelo quel giorno, siamo nel 1980, è a lavorare nel suo campo di mais, uno dei suoi 3 figli corre ad avvertirlo che in paese è arrivato l’esercito e lo stanno cercando.
I militari, nel tentativo di prendere tutti gli uomini setacciano il paese e i campi.
Marcelo, come tanti altri, corre verso la selva, è il caos, nella fuga disperata padre e figli si perdono.
Probabilmente Marcelo spera di poter ritornare a casa dopo qualche giorno … non tornerà mai più.
Passerà 7 anni (!) nella foresta, senza casa ne vestiti, spostandosi in continuazione avendo come unico riparo un telo di nylon.
Dopo poco arriva a sapere che la sua sposa è stata arrestata, violentata, torturata e infine uccisa.
Dopo questi 7 anni riesce a fuggire in Messico, tornerà in Guatemala solo nel 1995, non più però nella sua terra natia.
Dei suoi 3 figli uno è in Italia, ma l’ha scoperto dopo 27 anni e ancora non è riuscito ad incontrarlo, due sono in un’altra zona del Guatemala.
Quello che ha vissuto Marcelo l’hanno vissuto in tanti e ora il presidente del Guatemala è uno di quei loschi figuri che in quegl’anni comandava l’esercito.
Qui la parola pace si pronuncia alzando gli occhi al cielo e stringendo i denti.
Nella foresta prima e in Messico poi i fuggiaschi si sono riuniti in piccoli gruppi per sopravvivere.
Il gruppo di Marcelo è diventato con gli anni multietnico.
Il saper organizzarsi per procacciare il cibo e poter fuggire tempestivamente, la ferrea disciplina e il condividere per non soccombere hanno creato quel seme da cui è nata l’esperienza di Esmeralda, dove oggi convivono ben 7 etnie diverse.
Qui i contadini prima e gli allevatori poi si sono organizzati in una cooperativa.
Questo sta permettendo loro di affrontare meglio l’arroganza e la prepotenza dei grandi capitalisti.
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La visita termina, dobbiamo prepararci per lo spettacolo.
Subito ci sembra quasi impossibile, dopo questi racconti, trovare in noi l’energia giusta pe far ridere la gente.
Poi però, quando iniziano ad apparire da ogni lato le persone a riempire le gradinate della cancha (campo sportivo) tutto cambia.
Sono i loro occhi, il loro desiderio di svago a trasformare i sentimenti dentro i nostri cuori.
Si parte, questa volta il calore del pubblico si percepisce in maniera netta e distinta.
Primo numero … secondo numero … acquazzone … tonnellate d’acqua … spettacolo finito.
Qualcuna va verso casa mentre la maggior parte della gente si ripara sotto l’ampia tettoia del negozio della cooperativa.
Il temporale non da cenni di voler andarsene, così, prima che arrivi la notte, io e Sandro decidiamo di fare il numero di passing di clave sotto l’acqua.
Il pubblico da sotto la tettoia apprezza il gesto e lo dimostra con sonori applausi.
Arriva il buio, l’acqua continua a venir giù e si sa, col buio la cosa più bella da guardare è il fuoco, così è Mattia coi suoi bastoni a illuminare gli animi.
Il pubblico continua a gradire.
Finito il numero di Mattia smette di piovere.
Il sole intanto ha terminato la sua corsa verso occidente e noi smontiamo tutte le strutture con l’ausilio di provvidenziali torcette elettriche … qui l’elettricità non arriva …
Sale una splendida luna piena.
Ieri (domenica) è la volta del terzo spettacolo.
Siamo nell’aldea di Boca De Monte, a due passi da Dolores.
Tanta, tantissima gente, le gradinate della solita cancha sono piene, di lato 3 o 4 file di gente e anche dietro, nel prato fangoso ancora tantissimi occhietti fissi su di noi.
Alle 5 in punto iniziamo, alle 5 e 1 minuto inizia a piovere, una pioggia gentile, un generoso rinfresco dopo un pomeriggio passato a montare sotto il sole.
Ci guardiamo, non parliamo, ma ognuno di noi sa quello che pensa l’altro :” Anche oggi no!!!”
Quando la voce finalmente esce la domanda è :” ci crediamo?!” la risposta è :”SI!”
Anche il nostro pubblico ci crede, nessuno si muove, nessuno apre un ombrello e la “buena onda” di tutti caccia via le nuvole.
Lo spettacolo fila liscio come l’olio. Ce ne andiamo col cuore in pace e l’animo felice.
Quando carichiamo Terricola non dobbiamo muovere un dito, si forma una cordata di volontari che quasi si offende se gli togli la possibilità di aiutarti …
piccole grandi cose tra esseri umani … scambi di amicizia che riscaldano …
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Intanto i laboratori qui in collegio proseguono.
Abbiamo veramente poche ore a disposizione con i ragazzi ma è un piacere fargli lezione.
Sono svegli ed educati e hanno una gran voglia di imparare, tant’è che quando possiamo dopo cena organizziamo l’allenamento libero di giocoleria.
Se la giocoleria vince sull’abituale partita di calcetto vuol dire che l’entusiasmo c’è eccome …
Oggi sono arrivati Cit, Pietro, Andrea, Nico ed Enrico, giunti nel cuore della notte è stato bellissimo abbracciarli.
Dopo 40 ore di viaggio erano 5 straccetti rimbambiti eppure stamattina erano tutti svegli molto presto, carichi come giocattoli a molla.
Ora aspettiamo che finisca Sara la classe di teatro e poi porteremo questi visi pallidi a fare un giro nel bosco.
Ah, quasi dimenticavo, Gabo e Tati hanno portato Terricola dal dottore (meccanico) ….
speriamo in una diagnosi non troppo costosa ….