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lunedì 10 ottobre 2011

DESALOJOS


Sono stato in Messico, insieme a Chon e a Esther, a visitare il gruppo dei contadini espulsi dal villaggio Nueva Esperanza, situata nella Sierra Lacandòn. Il governo guatemalteco ha giustificato lo sfratto dicendo che i contadini appoggiano i narcotrafficanti. Si ripete la storia della durissima repressione durante la guerra civile. Allora i militari distruggevano i villaggi e massacravano la gente (bambini, donne, anziani) accusandoli di essere guerriglieri. Oggi cacciano i gruppi di contadini, distruggono le case e i raccolti, accusandoli di essere narcotrafficanti.
Il gruppo di circa 90 famiglie vive da un mese e mezzo in condizioni inumane. Si trova accampato nella linea di confine tra Guatemala e Messico. Vive in tende di naylon, esposto al freddo e alle intemperie.
Il villaggio da dove sono stati espulsi si trova ad appena dieci minuti di cammino. Ma per arrivare nella nuova destinazione sono dovuti scappare per la foresta e dopo 4 giorni di esodo biblico (pioggia, freddo, fame, pericoli di serpenti) sono arrivati alla linea di confine, dove le autorità guatemalteche non possono perseguirli.
L'esercito ha bruciato le case e "confiscato" gli animali (galline, tacchini e maiali) per le necessità alimentari della truppa. Sono state risparmiate tre case, che servono da alloggio per l'esercito e le autorità forestali.
Gli sfrattati non possono avvicinarsi alle loro "milpe" per raccogliere il granoturco. I militari hanno l'ordine di sparare a vista. Ho parlato con un contadino che sistemava due sacchi di pannocchie nella sua casa-naylon. Mi ha detto che di notte era stato nel suo terreno, una volta che i militari si erano ritirati nella casa-alloggio per riposare, e aveva potuto raccogliere il prezioso prodotto. Con molta paura e con il rischio di perdere la vita. Gli ho fatto notare l'assurdo della situazione. "Tu sei un ladro, perché hai rubato nella tua milpa!".
Dal primo momento i contadini hanno ricevuto aiuto dalle due parrocchie messicane di Tenosique, da organizzazioni umanitarie e dal Vicariato Apostolico. E' presente la croce Rossa Internazionale. E' presente Amnesty Internacional. L'ONU segue con preoccupazione gli sviluppi della situazione. A detta dei suoi rappresentanti questo è uno dei 20 casi che si danno a livello mondiale. Con l'appoggio di queste istituzioni si é aperto un tavolo di trattative  e si spera favorevole risoluzione.
Abbiamo incontrato Fray Tomas, francescano di Tenosique. Con la "Oficina de Derechos Humanos" della parrocchia appoggia il gruppo dei contadini. Lui é stato il contatto per la nostra visita. Ci ha parlato dell'aiuto umano, logistico e giuridico che stà coordinando. Ha ricevuto minacce e intimidazioni da parte della polizia messicana. Manteniamo i contatti con lui per ulteriori informazioni che servono al Vicariato Apostolico per l'accompagnamento del gruppo.
La gente contenta ha ringraziato per la visita, l'interessamento e gli aiuti di alimentazione e vestiti.  Io ho potuto gustare un delizioso "tamal" di tacchino. La famiglia che ce l'ha offerto era riuscita, nella fretta della fuga, a portarselo dietro. E' stato la vittima sacrificale della festa di Erika, la bambina nata da un mese nell'accampamento. Abbiamo condiviso la gioia della famiglia povera e maltrattata. Abbiamo celebrato con i genitori di Erika e con tutti i contadini dell'accampamento la festa della vita. Nonostante l'egoismo e il cinismo della società e dei gruppi di potere c'é amore alla vita, alla solidarietà.
Questa bella notizia motiva la lotta, il sacrificio e la speranza degli amici contadini espulsi dalla loro terra.
Saludos. Padre Octavio.