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martedì 10 marzo 2026

MARIA e Hogar de Ancianos Comalapa

 

Maria è una bambina accolta nell'orfanatrofio delle suore domenicane di S. Elena a Flores, in Guatemala. Siamo nei primi anni '90. Nel Paese è in corso la guerra civile e molti bambini ne subiscono le tragiche conseguenze, sia per la perdita dei genitori sia per la dispersione delle famiglie.

Il primo nucleo di quella che diventerà l’Associazione «Amici del Guatemala» inizia a frequentare l’orfanatrofio portando gli aiuti raccolti tra i conoscenti; tuttavia, con l’arrivo di due missionari domenicani, il rapporto con l’Istituto delle suore si fa più intenso. Maria, insieme a un ristretto gruppo di amiche, vive il disagio dell’abbandono familiare sotto la materna attenzione di suor Rosalia, che cerca di lenire il dolore per la mancanza dei legami familiari con un affetto sincero e un’educazione non solo scolastica, ma profondamente umana e solidale. La religiosa aveva creato tra le bambine un legame di comunione, comunione che le aiutava a sentirsi parte di una vera famiglia.

Diventata adulta, Maria intraprende la propria strada senza mai dimenticare il passato e gli insegnamenti ricevuti. Nel 2011, in virtù di un incarico ministeriale, viene inviata a S. Juan Comalapa, una sperduta cittadina dell’altopiano, per un controllo sullo stato sanitario degli anziani. Trovatasi di fronte a una situazione di totale abbandono e marcata emarginazione, il ricordo del proprio vissuto e la profonda bontà d’animo, la spingono a fermarsi lì per soccorrere quelle persone.

Con un atto che potremmo definire "alla Madre Teresa": in un locale messo a disposizione dal Municipio, raccoglie gli anziani e inizia a prendersene cura con i pochi mezzi a disposizione. Alcuni volontari la affiancano in questa sfida apparentemente impari, ma Maria prosegue senza scoraggiarsi. Molti fedeli della vicina parrocchia si uniscono per contribuire come possono; il giorno in cui siamo andati a trovarla, la mensa riusciva a servire un piatto di carne e del brodo grazie al dono di un parrocchiano. Maria stessa chiede aiuto a chiunque conosca; l’amicizia reciproca con Maria e padre Ottavio, missionario nel Petén per oltre vent’anni, che seguiva quel gruppetto di bambine, ci ha spinto a non dimenticarla e a continuare a inviarle aiuti. Proprio durante l’ultimo viaggio siamo andati a visitarla per vedere la sua opera e portarle il nostro contributo.


Verso l’uscita del paese, superata la chiesa, una stradina sterrata termina davanti a un cancello da cantiere. Suoniamo e viene ad aprirci Maria: ci accoglie tra abbracci e baci. Dietro di lei, lungo il perimetro di un muretto, sta una fila di anziani in carrozzina, su poltrone rimediate o sedie di fortuna. C’è chi non ti percepisce, chi ti guarda con occhi persi e chi ti sorride con bocche sdentate. «Sono i miei cari», dice Maria, che somiglia sempre più a una nipote di quel lebbrosario.

«Ma non avevi solo anziani?», le chiediamo.

«Inizialmente sì, ma poi i pompieri hanno iniziato a portarmi persone trovate per strada. Quella donna che vedete viveva in un campo di mais coperta solo da un telo di plastica; poi altre famiglie mi hanno portato malati di Alzheimer che altrimenti sarebbero stati abbandonati. Il Municipio mi ha mandato alcolizzati e persone con disturbi psichici. Così la comunità è diventata varia, complessa e numerosa, con 43 ricoverati».


«E come fai ad andare avanti?».

«Un’associazione paga gli stipendi a me, a tre infermiere e tre aiutanti. Il Municipio mi supporta per qualche problema strutturale, insieme a qualche donatore occasionale. Poi vengono volontari e giovani stagisti infermieri. Io stessa ho lasciato casa mia per trasferirmi qui: vivo nella stanza che usavo come ufficio. Devo sorvegliare che non ci siano complicazioni tra uomini e donne che, non essendo lucidi, potrebbero creare problemi».

«Perché stanno tutti insieme?».

«I dormitori sono divisi, ma i bagni sono in comune... capite bene. Il Ministero mi ha promesso una struttura separata, ma... chissà quando arriverà!».

L’ambiente, per quanto tenuto con cura, è uno stabile fatiscente con dotazioni minime; in Italia non verrebbe approvato neppure come bozza di un progetto. Eppure, qui sta la grandezza di questa donna: Maria non aspetta l'ottimo – che non arriverebbe mai – ma vede nel minimo sufficiente la possibilità di salvare la vita e la dignità di questi figli di Dio.

Un proverbio toscano recita: L’ottimo è nemico del bene. Maria forse non lo conosce, ma lo incarna vivendo in mezzo all'emarginazione, dimostrando che è possibile salvare tante umane persone con pochi mezzi, un animo grande e un amore profondo. È un esempio di grande "testardaggine", di chi non si rassegna a vedere i poveri più poveri abbandonati a se stessi. Maria, grazie da parte di tutti noi per ciò che fai al posto nostro!

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Nota informativa: La struttura ospita 43 persone, di cui 16 donne. La maggior parte sono pazienti dimessi dagli ospedali che non hanno un posto dove andare, o persone raccolte per strada. Quindici provengono da ospedali psichiatrici. Molti presentano patologie croniche come demenze, malattie polmonari e cardiopatie; alcuni hanno subito amputazioni. Una volta a settimana un medico effettua le visite e, se necessario, predispone il ricovero. Per le visite specialistiche, è Maria stessa ad accompagnarli nei vari ospedali.

 

lunedì 9 marzo 2026

In viaggio con la zia: l’esperienza di Eleonora tra i sorrisi del Guatemala

 Quest’anno il viaggio dell’Associazione ha avuto due compagne speciali: Eleonora, nipote della nostra storica volontaria Mirella, e una sua amica. Due ragazze attente e sensibili che hanno saputo guardare questa terra con gli occhi del cuore. Ecco il racconto di Eleonora:

 "Sono cresciuta ascoltando i racconti di mia zia su questo Paese lontano a cui è profondamente legata. Quest'anno la curiosità ha vinto e ho scelto di partire con lei e con il gruppo degli Amici del Guatemala.

Sono partita senza sapere cosa aspettarmi. Una volta lì, ho toccato con mano la straordinaria realtà del Collegio San Martin de Porres: è stato emozionante vedere quanti ragazzi siano grati di poter studiare in questa scuola. È una realtà molto ambita, soprattutto perché l’insegnamento dell’inglese e dell’italiano apre loro le porte del mondo del lavoro.

Ne abbiamo avuto la prova ovunque: abbiamo incontrato Julio Cesar, ex studente e oggi direttore della reception del nostro albergo, e Nixxon, la nostra guida al Parco Archeologico di Tikal. Ma la cosa che mi ha colpita di più è l’affetto che resta: nonostante il tempo passato, gli ex alunni corrono ad abbracciare i volontari appena li vedono. Vedere questo legame così profondo è stato toccante.

Il Guatemala è un Paese meraviglioso: vulcani, laghi immensi e il cuore pulsante della cultura Maya. Dopo la pandemia il turismo ha sofferto molto, ma è una terra che merita di essere scoperta. Se mi chiedessero se ci tornerei? Assolutamente sì.

Torno a casa con il cuore pieno e gli occhi lucidi per i piccoli, grandi gesti d'affetto ricevuti in queste due settimane. Finalmente ho capito perché mia zia ne parlava con tanta passione."

domenica 8 marzo 2026

VIAGGIO in GUATEMALA 2026 Collegio San Martin de Porres: il nostro viaggio tra sogni e sfide

Nelle scorse settimane, una delegazione della nostra associazione è tornata in Guatemala. Ogni viaggio è un’emozione nuova, incontrare i ragazzi e le ragazze che studiano lì non è mai "routine": è una commozione che si rinnova ogni volta che incrociamo i loro sguardi pieni di speranza ma quest’anno abbiamo respirato un’aria di crescita e speranza che vogliamo condividere con tutti voi, perché la scuola è comunque anche il frutto di tutti coloro che ci sostengono.


Una scuola che cresce: i numeri della speranza

Incontrare la direttrice Loida e gli insegnanti è stato, come sempre, il momento centrale della nostra visita. La passione che mettono nell'educare i ragazzi è il vero motore del Collegio. Quest'anno abbiamo ricevuto una notizia bellissima: gli iscritti sono saliti a 172.

Ecco come sono suddivisi gli studenti:

  • 138 alunni al "Basico" (la nostra scuola media), divisi in due sezioni.
  • 34 studenti al corso di Perito in Ecoturismo, un percorso triennale fondamentale per il futuro professionale in questa regione.

Il traguardo del dormitorio femminile

Grande è stata la soddisfazione di vedere operativo il nuovo dormitorio per le ragazze. È una struttura che abbiamo sognato e sostenuto con forza: oggi ospita dieci studentesse e una custode. Vedere le stanze arredate, i letti, gli armadietti e i servizi pronti all'uso ci ha confermato che ogni sforzo è valso la pena. Grazie a questo spazio, anche chi arriva da lontano può finalmente studiare in sicurezza.

Le sfide di oggi: tra muri vecchi e stipendi da garantire

Non possiamo però nascondere le difficoltà. La struttura ha ormai 26 anni e il tempo inizia a farsi sentire:

  1. Manutenzione: L'impianto elettrico va rivisto e il dormitorio maschile necessita di una ristrutturazione urgente.
  2. Spazi: Con l'aumento degli alunni, ci sarebbe bisogno di un'aula aggiuntiva per garantire a tutti il giusto spazio per imparare.
  3. l nodo stipendi: Il Vescovo Mario Fiandri, che ci ha accolto con il consueto calore, ha espresso una preoccupazione profonda: servono circa 9.500 euro al mese per garantire gli stipendi dei docenti. il Collegio semplicemente non può esistere.

"Gli insegnanti sono l’anima della scuola. Proteggere il loro lavoro significa proteggere il futuro dei nostri ragazzi."



 

Il frutto del nostro impegno: dove sono oggi i "nostri" ragazzi?

Il momento più commovente del viaggio è sempre incontrare gli ex studenti. Oggi sono professionisti realizzati: guide archeologiche, direttori di hotel, operatori turistici. Vedere il successo nei loro occhi è la prova che il percorso iniziato tra i banchi del San Martin de Porres cambia davvero la vita.

Questa è la nostra ricompensa più grande, ed è un merito che dividiamo con ognuno di voi.


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