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Visualizzazione post con etichetta Caso Enel Guatemala. Mostra tutti i post
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martedì 18 settembre 2012

2a Assemblea Nazionale della campagna “Stop Enel”



29-30 settembre 2012 - Civitavecchia

I promotori e sostenitori della rete StopENEL, invitano cittadini, attivisti, amministratori, a partecipare alla II Assemblea Nazionale della campagna che si svolgerà il 29 e 30 settembre a Civitavecchia.
La campagna “Stop Enel” si è costituita in aprile 2012 con una prima assemblea internazionale alla quale hanno partecipato rappresentanti delle comunità colpite dagli impianti dell’ENEL in Italia, in America Latina e nell’Est Europa.
La campagna nasce per denunciare ed arrestare il modello energetico praticato dalla multinazionale italiana, ancora oggi per il 31% di proprietà del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Un modello insostenibile e distruttivo per l’ambiente, che viola i diritti umani ed il diritto ad un ambiente sano e impedisce alle comunità coinvolte di partecipare alla pianificazione del territorio. Inoltre la sua disperata e affannosa ricerca di fonti energetiche, obsolete e inquinanti o tecnologie sedicenti eco- sostenibili, non risponde ad altra logica che quella del profitto, andando a sostenere un modello economico basato sulla crescita infinita della produzione di merci e di conseguenza del consumo energetico regolato da tariffe monopolisitche e speculative.
Obiettivo della campagna è promuovere un modello energetico alternativo che metta al centro i diritti umani, la giustizia ambientale e sociale, la difesa della salute dei cittadini e del territorio come bene comune. “Stop Enel” intende mettere in rete le comunità locali, i movimenti sociali e le associazioni coinvolte nei diversi conflitti con lo scopo di costruire strategie congiunte, aumentare la capacità di incidenza sull’opinione pubblica nazionale e internazionale.
La rete, che ha raccolto più di 50 adesioni di associazioni, gruppi e comitati locali, invita tutti a partecipare alla sua IIa assemblea nazionale  che si svolgerà a Civitavecchia il 29-30 settembre. L’incontro è ospitato dal Movimento No Coke Alto Lazio che da oltre dieci anni si batte contro la riconversione a carbone della centrale di Torrevaldaliga nord. La nuova centrale, che emette ogni anno 10,3 milioni di tonnellate di CO2 e oltre 6 milioni di metri cubi l’ora di emissioni inquinanti varie,  è attiva dal 2010 e si inscrive in un contesto già duramente colpito da una ultradecennale servitù ambientale costituita da numerosi impianti. I dati sulla salute pubblica nel comprensorio di Civitavecchia, sono allarmanti: la zona è al primo posto nel Lazio ed al terzo in Italia per mortalità causata da tumori ai polmoni, alla trachea e ai bronchi, con leucemie e linfomi diffusi in maniera nettamente superiore rispetto alla media nazionale.
Vogliamo realizzare assieme un differente modo di abitare questo pianeta, assieme a tutte le comunità dove Enel sviluppa i suoi progetti, valorizzando il nostro diritto a un ambiente sano, a una vita degna di essere vissuta, (al rispetto dei diritti umani, alla difesa dei beni comuni), alla partecipazione nella pianificazione del territorio.
L’incontro darà un’occasione per aprire un dibattito nazionale sul modello energetico, rafforzare il coordinamento e l’azione dei comitati e delle associazioni e fra le diverse reti, portare un contributo al dibattito in corso a Civitavecchia. L’incontro si articolerà su due giornate, un incontro pubblico sabato 29 e l’assemblea della rete StopENEL la mattina di domenica 30 settembre.
Per informazioni, adesioni e per comunicare la partecipazione scrivere a: noenel-adesioni@autistici.org

volantino  STOP ENEL per un nuovo modello di energia

Programma

Sabato 29 Settembre 2012
Ore 15.30 - Presentazione della campagna “Stop Enel” e del CNNC (Coordinamento Nazionale No al Carbone)
Ore 16.00 – Interventi, collegamenti e video dai territori italiani, dall’America Latina e dall’Europa dell’Est.
Ore 17.00 - Movimento No Coke Altolazio, schiavitù energetica e legalità.
Ore 17.30 - Dichiarazione di intenti e proposte di azione delle associazioni ed i comitati aderenti alla rete StopENEL
Ore 18.30 –Da un modello energetico obsoleto alla democrazia e la sostenibilità energetica
Ore 20.00 - Cena sociale
Ore 21.00 –StoppaEnelLive Musica dal vivo

Domenica 30 Settembre 2012
Ore 10.00 – Riunione della rete “Stop Enel” aperta a tutte le associazioni ed i comitati aderenti (sintesi delle proposte -costruzione di un’agenda comune – prossime scadenze).

La rete StopENEL invita a partecipare comitati, associazioni, cittadini interessati a promuovere un nuovo modello energetico, che sia rispettoso della salute, dell’ambiente e dei diritti delle comunità locali.
Per informazioni, adesioni e per comunicare la partecipazione scrivere a:
noenel-adesioni@autistici.org
http://stopenel.noblogs.org/

volantino PROGRAMMA 2°ASSEMBLEA NAZIONALE


venerdì 17 agosto 2012

Guatemala, gli indigeni contro la diga dell'ENEL

Tommaso Clavarino (dal quotidiano LA STAMPA del 15 agosto 2012)
Il rapporto di una Ong: danni ambientali e sociali, favoriti i latifondisti.
FINALMENTE SUI GRANDI MEDIA!!!!!

Una comunità indigena che lotta per la propria terra, una multinazionale che mira a costruire infrastrutture e a generare profitti, una famiglia di latifondisti dal passato dal passato quantomeno inquietante. Potrebbero essere i protagonisti di un fil hollywoodiano o di una delle tante storie delle quali ci giunge eco dal sud del mondo che poco hanno a che fare con il nostro paese. Invece, questa volta, sono gli attori di una vicenda che riguarda anche l’Italia. Perché la multinazionale in questione è l’Enel, da anni impegnata, tramite Enel Green Power, per il 69,2% di proprietà dell’impresa madre, nella costruzione di centrali per la produzione di energia rinnovabile in giro per il mondo. Anche in Guatemala.
Ed è proprio in Guatemala che va avanti da più di tre anni un braccio di ferro che vede opposte le comunità indigene di San Juan Cotzal, nella regione di Ixil, e l’Enel Green Power, come racconta un rapporto uscito da poco dell’Ong Specializzata in risorse naturali, l’italiana Re:Common. L’oggetto della discordia? L’impianto idroelettrico di Palo Viejo, sul fiume Cotzal. Un impianto capace di produrre 370 milioni di kWh all’anno e messo in rete a marzo, che le comunità, discendenti dai Maya, che abitano in questo territorioda oltre 2 mila e cinquecento anni, non vogliono assolutamente e per la realizzazione del quale dicono di non essere mai stati interpellati come espressamente scritto nella costituzione guatemalteca.
Il Guatemala ha ratificato la Convenzione 169 dell’Organizzazione del Lavoro delle Nazioni Unite che riconosce i diritti alla terra dei popoli tribali e specifica che debbano essere consultati prima dell’approvazione di qualsiasi progetto sulle loro terre. L’Enel nega di non aver consultato le popolazioni locali ma dal rapporto di Re:Common emerge che le comunità locali avevano dato parere negativo all’opera nel 2005, salvo poi trovarsi, nel 2008, da un giorno all’altro, le ruspe e i camion sul loro territorio. Il rapporto è frutto di un lavoro di ricerca sul campo, e da una serie di testimonianze tra le quali quella del sindaco di San Juan Cotzal, venuto recentemente in Italia, accompagnato dal vescovo Alvaro Ramazzini, presidente della Conferenza Episcopale Guatemalteca, per partecipare all’assemblea degli azionisti dell’Enel. <E’ l’ennesimo caso di arroganza e prepotenza da parte di una multinazionale per di più italiana – affermano da Re:Common -. Queste comunità sono sotto il giogo di famiglie di latifondisti che sfruttano i lavoratori e che decidono, pur non avendo alcun titolo per potyerlo fare, le sorti di questo territorio>.
Un territorio nel quale le ferite della guerra civile sono ancora aperte e nel quale regna incontrastata una famiglia di latifondisti: la famiglia Brol. Proprio questa famiglia – nella cui finca, la Finca San Francisco, durante la guerra civile, tra il 1980 e il 1983, secondo la ricostruzione della Commissione per il chiarimento storico (ceh), furono eseguiti sei massacri con 186 morti – ha siglato un accordo con l’Enel Green Power per la realizzazione dell’opera. Un accordo che prevede, secondo Re:Common una royalty annuale pari all’8,5% dei ricavi dalla vendita dell’energia. La comunità, per bocca del vescovo Ramazzini ha chiesto all’Enel un contributo pari al 20% dei ricavi. Una richiesta giudicata irricevibile dall’Enel: <Se dovessimo devolvere una cifra tale l’impianto risulterebbe totalmente improduttivo>.
L’Enel sostiene di aver investito milioni di dollari in opere di compensazione, ma le comunità ribadiscono, sempre secondo le testimonianze raccolte da Caterina Amicucci, autrice del report di Re:Common, che non sono sufficienti per compensare tutti i danni provocati al loro territorio. Un esempio? Duecento chilometri a valle dell’impianto idroelettrico vivono dodici comunità Maya Q’eqchi la cui sussistenza dipende dal fiume. L’acqua del fiume una volta era cristallina e potabile, dall’inizio dei lavori, come confermato dalle analisi svolte dal Centro di Salute di Ixcan, si è trasformata in una poltiglia marrone. <I danni ambientali ci sono, anche se non catastrofici come in altri casi – continuano da Re:Common -. I veri danno sono a livello sociale, con le comunità indigene che vedono calpestati nuovamente i loro diritti>.
Le comunità lamentano anche la militarizzazione della zona (nel corso dei lavori di costruzione della centrale molte proteste pacifiche sono state represse dall’esercito) e chiedono la riapertura di un dialogo. Dall’Enel rispondono che il dialogo non è mai stato negato e che gli accordi presi sono stati rispettati. <Accordi presi con altri forse – chiosano da Re:Common -. Con funzionari corrotti, con latifondisti senza scrupoli, con sindaci delinquenti finiti poi in carcere. Le comunità indigene che vivono da millenni in queste terre e che hanno il diritto di decidere sul futuro di queste aree non hanno il diritto di decidere sul futuro di queste aree non hanno avuto, se non in qualche rara occasione, mai voce in capitolo>.

giovedì 26 luglio 2012

IL CASO PALO VIEJO IN GUATEMALA

Per scaricare il rapporto: IL CASO PALO VIEJO IN GUATEMALA


GLI ASPETTI OSCURI DEL PROGETTO PALO VIEJO IN GUATEMALA RACCONTATI DALLA NUOVA PUBBLICAZIONE DI RE:COMMON  


Roma, 26 luglio 2012 – Re:Common lancia oggi la sua nuova pubblicazione “Il caso Palo Viejo in Guatemala”, frutto di una missione sul campo tenutasi a inizio dell’anno per accertare gli impatti socio-ambientali sulle comunità locali di origine Maya dell’omonima diga realizzata dalla compagnia italiana Enel.

L’impianto idroelettrico è ormai ultimato e dovrebbe generare fino a 84 megawatt di elettricità. Secondo un comunicato dell’Enel, datato 15 marzo, è stato anche collegato alla rete.

Re:Common ha potuto constatare in maniera diretta come Palo Viejo sia collocato all’interno della Finca San Francisco, un’immensa piantagione di caffè gestita dall’Agricola Cafetelera Palo Viejo. La finca appartiene alla famiglia Broll ed è stata messa insieme nel corso del secolo scorso attraverso la progressiva sottrazione di terre ai municipi limitrofi, alle comunità indigene e ai contadini. Ancora oggi i conflitti sulla proprietà della terra sono numerosi.

All’interno della finca si pratica il lavoro minorile. La raccolta del caffè e il trasporto dei grani viene svolto manualmente, i lavoratori sono pagati tre euro ogni cento chili di caffè e quelli  stagionali sono ammassati in baracche collettive chiamate galeras, in condizione igienico-sanitarie molto precarie.

Le popolazioni indigene, inoltre, lamentano la mancanza di consultazione da parte dell’azienda, sebbene in questi casi il dialogo con i gruppi etnici presenti sul territorio sia previsto dalla Costituzione del Guatemala e dalla Convenzione 169 dell’ILO, e una marcata repressione delle forme di protesta non-violenta. Il tutto in un’area del Paese dove durante i lunghi anni della dittatura e della la guerra civile, terminata solo negli anni Novanta, si è registrato il numero più alto di vittime.

Le comunità chiedono giuste compensazioni per i danni subiti dai fiumi e dalle montagne che abitano da migliaia di anni, per cui vorrebbero che l’Enel garantisca loro almeno il 20 per cento dei profitti derivanti dal progetto.  

Per questo in occasione dell'assemblea degli azionisti dell'Enel, in programma lo scorso 30 aprile, insieme ai rappresentanti di altre comunità impattate dai progetti della compagnia convenuti a Roma per lanciare la campagna “Stop Enel” c'erano anche due guatemaltechi: il vescovo Alvaro Ramazzini  e il sindaco della comunità indigena di San Juan Cotzal Concepcion Santay Gomez.  

“In un Paese dalla storia drammatica come il Guatemala, un’impresa dovrebbe agire con molta cautela. Invece di contribuire ad acuire i conflitti locali, deve rispettare non solo le leggi nazionali, ma anche il diritto e le buone pratiche internazionali, favorendo processi di distensione sociale. A maggior ragione se si tratta di una società ancora in parte pubblica come l’Enel” ha dichiarato Caterina Amicucci, autrice del rapporto

lunedì 30 aprile 2012

Appello per una campagna internazionale contro il modello energetico dell’ENEL

L’ENEL è la più grande società elettrica italiana e la seconda in Europa per potenza installata. Nel 1999 è stata privatizzata ed oggi è quotata in borsa contando 1,2 milioni di azionisti. In parte resta una società pubblica in quanto il 31% è proprietà del Ministero dell’Economia e delle finanze, quindi dei cittadini italiani.

Oggi sono 40 i paesi dove ENEL opera nel settore dell’energia elettrica e del gas. Nel 2009 con la definitiva acquisizione della società elettrica spagnola ENDESA, Enel ha ereditato impianti e progetti in numerosi paesi dell’America Latina. Ad accomunarli è purtroppo un evidente retaggio coloniale, che include legislazioni nazionali anti-democratiche e sistemi di valutazioni ambientale chiaramente inadeguati e orientate al settore corporativo come dimostra la gravità degli impatti socio-ambientali. L’arroganza di Enel si è gravemente manifestata anche in Italia verso i territori interessati dai suoi progetti e gli abitanti coinvolti.

Nonostante l’immagine verde e di impegno verso la sostenibilità, che la multinazionale italiana si affanna a comunicare attraverso i suoi messaggi promozionali, la realtà è ben diversa. L’ENEL continua a costruire centrali a carbone nonostante gli impegni di riduzione dell’emissione di gas serra, e usando in maniera ingannevole terminologie come “carbone pulito”. Ciò è possibile grazie ai meccanismi cosiddetti flessibili del protocollo di Kyoto che consentono alle imprese di continuare ad inquinare, assegnando veri e propri permessi di emissione in cambio della costruzione di impianti di energie rinnovabili. Ma l’energia può essere considerata verde solo ad alcune condizioni. Non quando rischia di distruggere ecosistemi incontaminati, come nel caso del progetto Hydroaisèn nella Patagonia cilena e dei progetti previsti sulle nostre Alpi, o quando calpesta i diritti, le economie locali e l’accesso all’acqua delle comunità contadine e dei popoli indigeni, come avviene nella regione Ixil in Guatemala, in Colombia e in Cile spesso in violazione della Convenzione 169 dell’ILO. L’energia non può essere considerata verde o rinnovabile quando prosciuga le falde acquifere, emette sostanze dannose per la salute dei cittadini o li espone a rischi incalcolabili come nel caso della geotermia sull’Amiata e del nucleare in Slovacchia o in Russia.

ENEL è pertanto responsabile di promuovere in Italia ed esportare all’estero un modello energetico insostenibile e obsoleto, aggravato da un atteggiamento autoritario e irrispettoso dei territori locali. Un modello basato su una produzione centralizzata per mezzo di grandi impianti, imposti alle comunità locali e velati da compensazioni economiche elargite ai comuni o ai governi compiacenti, spesso mascherate da politiche di responsabilità sociale d’impresa che dividono intere comunità. E’ nei grandi cantieri infatti che si annidano la corruzione, la speculazione, il conflitto di interesse e si realizzano i profitti maggiori, a scapito dell’ambiente e dei diritti delle comunità. Un modello di produzione finalizzato non a migliorare la qualità della vita dei cittadini e garantirne l’approvigionamento energetico, ma ad alimentare l’industria estrattiva ed un’economia basata sul saccheggio e sullo sfruttamento illimitato delle risorse. Un modello che sta inevitabilmente generando conflitti ambientali e sociali con le comunità locali. I principali a livello internazionale sono oggi in corso in Cile, e particolarmente nella regione dell’Aysèn in Patagonia, nel territorio ancestrale e nei siti sacri di Panguipulli (Cile), nel Municipio indigeno di San Juan Cotzal (Guatemala), nella zona di El Quimbo, Dipartimento di Huila (Colombia), a Porto Romano (Albania), a Mochovce (Slovacchia), nel Distretto di Galati (Romania), a Kaliningrad (Russia). In Italia, a Civitavecchia, sul Monte Amiata, sulle Dolomiti, a Porto Tolle, a Brindisi, a Bastardo, a Fusina, a Genova, a La Spezia.

La risposta che l’alleanza tra impresa e governi ha troppo spesso riservato alle comunità locali che si battono per difendere il territorio è repressione, violenza e criminalizzazione attraverso leggi speciali.

Noi vogliamo un altro modello di produzione, distribuzione e gestione dell’energia e di definizione delle priorità. Un modello reticolare, decentralizzato ed efficiente basato su impianti di energia rinnovabile di piccola scala, che avvicini la produzione di energia al consumo, eliminando la necessità di grandi linee di trasmissione, che
preveda l’effettiva partecipazione delle comunità locali nei processi decisionali di pianificazione e gestione e che non danneggi la salute delle persone e l’ambiente.

Per questo ci attiviamo con una campagna internazionale che:
  • Denunci e arresti un modello di sviluppo estrattivista e un modello energetico insostenibile e distruttivo per l’ambiente, che viola i diritti umani ed il diritto alla partecipazione delle comunità coinvolte.
  • Promuova un modello energetico alternativo che metta al centro i diritti umani, la difesa della salute dei cittadini e la difesa del territorio come bene comune
  • Sostenga unitariamente le rivendicazioni delle comunità locali in Italia e a livello internazionale
  • Dia vita ad una campagna globale che metta in rete le comunità locali, i movimenti sociali e le associazioni coinvolte nei diversi conflitti.
Questa campagna mira a sostenere una rete che si coordini a livello locale, regionale, nazionale, internazionale e che adotti strategie di tipo comunicativo, legale e di mobilitazione, basata sulla partecipazione di soggetti sociali.

Come primo appuntamento ci siamo incontrati a Roma il 29 aprile in un’assemblea internazionale alla quale hanno partecipato, oltre ai comitati italiani, anche rappresentanti delle comunità e movimenti locali dal Cile, Guatemala, Colombia, Albania, Romania, Russia. Oggi 30 aprile, giorno dell’assemblea degli azionisti, siamo di fronte all’ENEL per la conferenza stampa di presentazione della campagna internazionale:

STOP ENEL. Per un nuovo modello energetico

Per i prossimi appuntamenti la rete si prefigge di appoggiare le mobilitazioni locali a partire da quelle previste in Colombia il prossimo 19 Giugno e 20 Luglio.
 

Per aderire alla campagna scrivere a: noenel-adesioni@autistici.org
Per seguire la campagna: www.stopenel.noblogs.org

Adesioni:
Ass. di amicizia con il popolo Mapuche, Ass. COLORE – Cittadini contro le mafie, Ass. culturale Aktivamente, Ass. Italia-Nicaragua, Associazione No.Di-INostri Diritti, A Sud, ATTAC Italia, Campagna di solidarietà con le Comunità Ixiles del Guatemala, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Centro Missionario Giovanile dei Servi di Maria, Centro studi Juan Gerardi, CEVI – Centro di Volontariato Internazionale, Cittadini Liberi – Porto Tolle, Collettivo Lucciole per lanterne, Comitato Carlos Fonseca, Comitato Italiano Amigos Sem Terra, Comitato No Carbone – Rossano (CS), Comitato Provinciale Acqua Bene Comune di Reggio Emilia, Comune-info.net, Comitato SpeziaViaDalCarbone, Confederazione COBAS, Coordinamento trentino Acqua Bene Comune, Forum Ambientalista, Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, Il sud siamo noi, Movimento No Coke Alto Lazio, Onlus Amici del Guatemala, Pax Christi Italia, Punto pace Pax Christi Reggio Emilia, Retenergie, Selvas.org, Servizio Civile Internazionale, Solarecollettivo Onlus, Sos Geotermia Coordinamento dei Movimenti per l’Amiata, Spazio Sociale Occupato Ex-51, SUR – Società Umane Resistenti, Yaku
CEE Bankwatch Network, Ecodefense (Russia), Asociación de afectados por el proyecto hidroeléctrico El Quimbo – ASOQUIMBO (Colombia), “Movimiento colombiano por la defensa de los territorios y afectados por represas RIOS VIVOS” (Colombia), ARIN (Romania), EDEN Center (Albania), Parlamento Mapuche de Koz Koz (Chile), El movimiento ciudadano Patagonia Unida y Patagonia Sin Represas – Organizaciones comunitarias “Defensores del espiritú de la Patagonia” Cochrane (Chile), “Defensores de la Cuenca del Murta” Bahia Murta (Chile), “Herederos de la Patagonia” Villa Cierro Castillo (Chile), Agrupacion comunitaria Rio Pascua Villa O’Higgins (Chile), Agrupacion comunitaria social y ambiental Chomke Caleta Tortel (Chile), Comunidades Ixiles de San Juan Cotzal, Chajul y Nebaj (Guatemala), Comunidades Q’eqchi de Copon Uspantan (Guatemala), International Rivers.

lunedì 26 marzo 2012

La marcia del Quiché

dal manifesto 23.03.2012
Marina Forti
È cominciata sabato e durerà in tutto nove giorni la «Marcia per la resistenza e la dignità, in difesa della terra e del territorio» promossa da numerose organizzazioni rurali e indigene nella regione del Quiché, in Guatemala. Una mobilitazione di lotta, l'hanno definita. Partita da Cobán, municipio rurale del dipartimento di Alta Verapaz, la marcia raggiungerà Città del Guatemala per mettere sotto i riflettori del paese questa regione ad alta tensione. La marcia è stata aperta da circa 1.500 persone, tra cui le famiglie Q'eqchi'es che un anno fa sono state sloggiate con la forza dalla Valle del Polonchic (dove le loro terre sono state date in concessione un'impresa statunitense, la Chabil Utzaj, per trasformarle in piantagioni e produrre zucchero - per ironia, l'impresa lo pubblicizza come «progetto sostenibile che rispetta i diritti fondamentali degli abitanti»). Sul percorso si aggiungeranno altre comunità: chiedono che il governo metta fine agli sgomberi dalle terre e alla persecuzione di chi fa resistenza; che siano cancellate le licenze di sfruttamento minerario, petrolifero, idroelettrico, o le concesisoni di terre per grandi piantagioni; che sia condonato il debito agrario; che si affronti finalmente il problema della terra a favore dei popoli e comunità rurali impoverite - in una regione dove ancora esistono grandi latifondi in mano a famiglie di coloni europei, con metodi di lavoro semi-schiavistici.
«C'è una forte opposizione in particolare contro i progetti minerari e di centrali idroelettriche», ci spiega padre Clemente Peneleu, sacerdote che da molti anni lavora nel Quiché (in questi giorni è in vista in Italia). Peneleu è stato tra i collaboratori di monsignor Juan José Gerardi, il vescovo guatemalteco autore di un rapporto (Guatemala nunca màs) sui massacri avvenuti nel Quiché durante negli anni '80, quando con la scusa di combattere la «guerriglia comunista» la popolazione indigena fu duramente colpita dalla repressione militare - quel rapporto è costato la vita a monsignor Gerardi, fatto uccidere nel 1998 dai militari. Peneleu è poi stato parroco per parecchi anni - l'ultima sua parrocchia è stata a Chel - e ora è leader riconosciuto dei sacerdoti maya del Quiché, anche se il suo discorso di ibridazione dei valori maya nel cristianesimo non sempre è apprezzato dalla chiesa ufficiale. Padre Peneleu è anche un attivista sociale, e spiega con grande efficacia che le popolazioni del Quiché si battono per la terra, «per preservare le risorse, l'acqua dei fiumi», i boschi, e «per vivere in modo umano e degno». Ma che queste semplici cose gli sono negate. Dunque, centrali idroelettriche: inevitabile parlare della diga di Palo Viejo, l'impianto che l'Enel sta costruendo sul fiume Cotzal e che ha suscitato proteste. «Il presidente dell'Enel ha fatto gran discorsi di etica e giustizia, quando ci ha ricevuto qui. La verità è che a Palo Viejo non hanno consultato la popolazione indigena». Peggio: Enel Guatemala ha rifiutato di negoziare con le «municipalità indigene e autorità ancestrali» - che in fondo non si erano dichiarate contrarie alla diga ma chiedevano di gestire parte dei profitti - con la scusa che aveva già raggiunto un accordo con il municipio interessato. «Ma non hanno mantenuto nessuna delle promesse fatte a San Juan Cotzal, gli investimenti sociali nella comunità non si sono visti». Peggio ancora con le miniere, continua padre Peneleu: grandi miniere d'oro che generano enormi profitti «di cui la popolazione non vede beneficio». Per questo la tensione sale, e il sacerdote parla di timori di una nuova guerra: «I popoli del Quiché vogliono vivere in modo pacifico, ma chiedono risposte. E quando una pacifica resistenza non riceve risposte, al contrario viene criminalizzata, il rischio di violenza è alto».

mercoledì 18 gennaio 2012

DVD: "Enel, l'energia che NON ascolta: il caso della regione Maya Ixil del Guatemala"

Il DVD, fatto dalle stesse comunità Ixil, in 45' illustra le ragioni del conflitto generato dalla centrale idroelettrica in Guatemala facendo anche un rapido quadro sulla triste storia del paese.

Chi desiderasse averne una copia per conoscenza personale, per proiettare dove crede e/o divulgare nei propri canali ce lo richieda che provvediamo alla spedizione o consegna. (Tel. 3284097118 Email: amiciguatemala@yahoo.it)

Inquanto italiani che una multinazionale del nostro paese calpesti i diritti delle persone ci indigna oltremodo!!!

mercoledì 11 gennaio 2012

ENEL GREEN POWER: L'ENERGIA CHE NON ASCOLTA

UN ANNO DOPO:
2012: Gennaio. E’ passato un anno da quando le comunità indigene di San Juan Cotzal  bloccarono la strada tramite una sbarra  che venne collocata nella comunità indigena Tu Poj (San Felipe Chenlá)  come maniera per protestare, resistere ed esigere che la ditta italiana ENEL  rispetti i loro diritti.
  •  Il due gennaio del 2011 gli abitanti delle comunità del municipio di San Juan Cotzal decisero di paralizzare la circolazione dei mezzi di trasporto della ditta Italiana ENEL a San Felipe Chenla. Circa 500 persone di diverse comunità alle due del pomeriggio, si concentrarono nella strada principale che conduce alla Finca San ]Francisco per esigere che venissero rispettati i propri diritti e per rifiutare la presenza della ditta ENEL nel territorio di Cotzal. Questa ditta sta costruendo la Centrale Idroelettrica Palo Viejo nella Finca (tenuta) San Francisco, che genererà 84 Mw.
  • In giorno dopo 3 gennaio del 2011, 23 comunità del municipio di Cotzal si unirono alla resistenza pacifica bloccando definitivamente il passaggio di qualunque mezzo di trasporto della ditta ENEL.  Durante il giorno tutte le persone presenti che venivano da varie comunità. Il risultato fu che nel pomeriggio. Alle 15 arrivò  nel luogo dove si stava svolgendo questa resistenza pacifica  l’ingegnere Victor Quixtan, preposto alla Responsabilità Sociale della Ditta ENEL, chiedendo alle persone delle comunità di dialogare per liberare il passaggio. A loro volta le comunità chiesero all’ingegnere Quixtan di mettersi in contatto con i dirigenti della ditta per iniziare un dialogo serio relativo alla sua presenza nel Comune. L’ing. Quixtán immediatamente si comunicò con gli alti dirigenti della ditta e si fissò una data per dialogare: il 10 gennaio del 2011. Intanto l’accesso sarebbe rimasto bloccato per i veicoli della  ditta e questo perché l’ENEL si era offerta a realizzare in varie comunità   progetti che non  erano stati iniziati o che erano stati lasciati a metà.
  • A partire dal giorno tre gennaio, le comunità iniziarono a preparare una serie di richieste per la ditta ENEL tra cui: progetti di sviluppo e il 10% dell’energia Elettriche. Le comunità  chiedevano che venisse istallato un Anello nella costruzione di Palo Viejo  che potesse produrre 5 Mw per le comunità di Cotzal.
  • In maniera imprevista il giorno 7 gennaio  del 2011 arrivò a San Felipe Chenlá il Colonnello Sosa, della Brigata dell’Esercito di Huehuetenango, indicando che stava ricorrendo la sua area de di lavoro e che voleva  dirigersi alla Finca San Francisco però le comunità, concentrate lungo la strada, gli impedirono di passare.
  • Un’altra delle richieste delle comunità era che la Finca San Francisco ritirasse in maniera definitiva le sbarre all’entrata e all’uscita della Tenuta, e che smettesse di far pagare un pedaggio ai mezzi di trasporto che circolano all’interno della Finca San Francisco  ( all’interno della finca esistono alcune comunità che sono parte del sistema di Frazioni – aldeas – del comune di San Juan Cotzal). La Finca San Francisco, per piú di 12 anni, ha fatto pagare ai mezzi di trasporto un  pedaggio in una garitta di sicurezza all’entrata. Le tariffe erano: Q. 5.00 per le motociclette, Q. 10.00 che portano un furgoncino  o un automobile, Q.20.00 per camion o bus pubblici: durante tutti questi anni le comunità ubicate a oriente della finca San Francisco hanno sofferto le conseguenze di  queste limitazioni alla libera circolazione, non solo per il pagamento dei pedaggi, ma anche perché la Finca chiudeva completamente le sbarre alle cinque del pomeriggio e dopo quell’ora non era possibile circolare nella strada.
  • Il 10 gennaio la ditta ENEL e il signor Pedro Brol, proprietario della Finca San Francisco, arrivarono nella comunità di San Felipe Chenlá dove si stava realizzando la resistenza pacifica. Quel giorno l’ENEL ricevette le richieste delle comunità e si compromise a  concludere tutti i progetti lasciati a metà o promessi, si impegnò ad analizzare le richieste delle comunità per poi dare una risposta. Le comunità avrebbero lasciato libero  il passaggio alla ditta ENEL e la ditta avrebbe fatto conoscere  la sua risposta  alle richieste delle comunità di Cotzal il giorno 17 gennaio.
  • Il 10 gennaio il signor Pedro Brol , si impegnò a togliere le sbarre che ci sono alle entrate ed uscite della Finca San Francisco, a sospendere la richiesta di pedaggio a quelli che transitano  e a lasciare libero il passaggio per tutte le 24 ore del giorno. Alle 4 del pomeriggio di questo stesso giorno il signor Brol portò fotografie a San Felipe Chenla per lasciare una testimonianza del fatto che le sbarre erano state rimosse: il 10 gennaio fu una data storica per le comunità del municipio di Cotzal.
  • Il 17 gennaio del 2011, le 23 comunità di Cotzal che erano presenti alla manifestazione pacifica, si riunirono nuovamente a san Felipe Chenla per ascoltare le  risposte dell’ENEL  alle loro richieste.  In questo frangente gli alti funzionari dell’ENEL si fecero accompagnare dal signor  Luis Velasquez, che era il responsabile della Segreteria di Affari Speciali della Presidenza della Repubblica del Guatemala e che dopo poco è stato nominato Ministro di Economia sempre nel governo di Alvaro Colom. Durante la mattinata gli abitanti delle comunità si riunirono a San Felipe Chenlá ansiosi di ascoltare quale fosse la risposta alle loro richieste. Però l’ENEL sviò l’attenzione offrendo: pelibueyes (pecore), ortaggi e un centro di formazione tecnologica. Queste risposte infastidirono le 23 comunità che avevano presentato le loro richieste e in questo stesso istante le comunità richiesero una risposta seria all’impresa ENEL, dicendo che al contrario avrebbero occupato di nuovo la strada e non avrebbero permesso mai più il passaggio all’ENEL. Nuovamente il signor Oswaldo Smith, dirigente locale dell’ENEL richiese piú tempo per poter analizzare una possibile risposta alle richieste fatto e si accordò una nuova data per riunirsi: il 31 gennaio 2011.
  • Il 31 gennaio Luis Velasquez e Oswaldo Smith dell’ENEL fecero le stesse offerte alle comunità senza rispondere alle richieste presentate il 10 gennaio del 2011. Infastiditi gli abitanti delle comunità occuparono nuovamente la strada principale che conduce al progetto Idroelettrico Palo Viejo, nella Finca San Francisco. “La discussione o … dialogo … serio si era interrotto”.
  • A partire dal 31 gennaio del 2011 il passo restò bloccato per la ditta ENEL, definitivamente.
  • Il 7 febbraio 2011, nell’antica sede del Municipio di Cotzal, il Sindaco eletto José Perez Chen convocò e realizzò una riunione con tutti i dirigenti delle comunità del municipio chiedendo loro di aprire il passo a San Felipe Chenla ed offrendo in cambio 16 lamiere di zinco per ogni famiglia delle comunità ch sarebbero state consegnate nel mese di Marzo del 2011. La proposta fu rifiutata dalla maggioranza delle  comunità presenti  eccettuate quelle che si trovano dentro la Finca San Francisco (El Pinal per esempio).
  • Il 4 febbraio del 2011 l’ing. Oswaldo Smith, dirigente locale dell’ENEL, presentò  al Ministero Pubblico di Nebaj, Quiché,  una serie di denunce penali contro nove  dirigenti  comunitari. I denunciati furono: Concepción Sontay Gomez (sindaco indigeno ), Antonio Perez Martinez (presidente del COCODE di Santa Avelina) , Maximiliano Poma Sambrano (Segretario Esecutivo del Municipio Indigeno), Gabriel Torres Cavinal (Sindaco Indigeno di Vichivalá), José Mario (Presidente del COCODE di Vichivalá), Baltazar de la Cruz Rodriguez (Segretario del COCODE di San Felipe), Nicolas Perez Toma (autorità Ancestrale  di San Felipe) , Francisco Castro Osorio  (Autorità Ancestrale di Santa Avelina), Pedro Sambrano Rodriguez (lider comunitario). Ognuna di queste persone menzionate avevano contro di loro 8 denunce ognuno, presentate da diverse persone, lavoratori della ditta ENEL. I reati di cui venivano accusati erano i seguenti: istigazione a delinquere, Sedizione, Istigazione alla sedizione, minacce di morte.
  •  Dal 31 gennaio del 2011 il passo era stato bloccato  ma fu solo a metà di marzo del 2011 che si seppe delle denunce contro detti liders comunitari. L’Esercito e la Polizia cominciarono a venire continuamente nel municipio di San Juan Cotzal, teoricamente a catturare alcune persone del municipio che erano accusate dal Ministero Pubblico di aver partecipato al linciamento di un agente della Polizia Nazionale Civile nel novembre del 2009, ma al contrario, le operazioni di polizia ed esercito erano istigate dalla ditta ENEL.
  • Il 18 marzo del 2011, la comunità di San Felipe Chenlá fu vittima nuovamente del Terrore quando piú di 1000 elementi della Polizia Nazionale Civile, elicotteri e l’esercito fecero irruzione nella comunità,  sgombrando le persone della comunità che stavano nel luogo dove si stava realizzando l’occupazione della strada (la resistenza pacifica delle comunità). Impiegati e veicoli della ditta ENEL distrussero la sbarra che era ubicata nella comunità di San Felipe Chenlá. Alcune persone, che erano state vittime al tempo del conflitto armato, svennero, non ci furono persone arrestate per fortuna.
  • Fu da quel momento che l’ENEL attraverso l’uso della Forza Pubblica del Guatemala fece pressione sulle comunità indigene di Cotzal  perché iniziassero un dialogo forzato.
  • In 2 maggio le comunità indigene di Cotzal iniziarono un dialogo obbligato:  più di 700 elementi dell’Esercito e della Polizia nazionale Civile erano già pronti nel Municipio di Nebaj, con le ambulanze .. se le comunità non avessero accettato il dialogo.
  • Alle 21 di quello stesso giorno le comunità indigene erano arrivate a un accordo con la ditta ENEL, di fronte alla Giudice di Pace di Cotzal, Ada Maday Lopez: la ditta ENEL avrebbe ritirato tutte le denunce contro i 9 liders, avrebbe iniziato un dialogo franco, aperto e in buona fede e come “mostra di buona volontà” avrebbe consegnato un cronogramma con le date di consegna delle lamiere di zinco alle comunità di Cotzal.
  • Il 7 di maggio venne elaborato un documento con i principi base del dialogo.
  • All’inizio del dialogo ENEL iniziò a dire che 16  comunità di Cotzal non avevano nulla a che vedere con il Progetto della centrale Idroelettrica Palo viejo.
  • Le comunità in maggio del 2011 presentarono una nuova richiesta alla ditte ENEL: si trattava di poter ricevere il 20% dei guadagni della ditta ENEL (relativi a Palo Viejo  - n.d.t.) che sarebbero stati amministrati dalle comunità attraverso i COCODES e non attraverso il Comune dato che questo non si era comportato in maniera trasparente, una serie di richiese di progetti di sviluppo, risarcimento e pagamento dei danni provocati nel municipio. In quel momento il dialogo era in una fase di comprensione e di costruzione di fiducia.
  • Come sempre l’ENEL disse che avrebbero portato la loro  risposta nelle riunioni successive.
  • In giugno ENEL chiese che si riformulassero le richieste . Le comunità furono d’accordo e prepararono una nuova proposta per il 30 giugno:  il 20%  dei guadagni della ditta, 8 milioni annuali per la riparazione dei danni causati dall’ENEL nel Municipio.
  • Il 2 agosto del 2011 nella parrocchia di Cotzal ENEL rispose  alle comunità offrendo mercato per i prodotti, microcredito, Borse di Studio nell’INTECAP  e un Centro Tecnologico. Nuovamente l’ENEL si burlò  delle comunità offrendo la stesse cose, senza rispondere alle richieste delle comunità. In quel momento non erano più 23,  ma 28 le comunità presenti al tavolo di dialogo.
  • Il  2 settembre 2011 a San Felipe Chenlá, Cotzal,. Quiché Guatemala,. ENEL arriva ancora una volta a offrire le stesse cose alle comunità. Le comunità non accettarono la risposta dell’ENEL dato che non riflette per nulla  i contenuti delle richieste presentate a giugno del 2011.
  • Da quel momento la ditta italiana ENEL che costruisce la centrale idroelettrica Palo Viejo a San Francisco Cotzal, abbandonò il tavolo del dialogo senza dar nessuna risposta alle comunità che furono ancora una volta  oggetto di burla.
  • Finora l’ENEL non ha dato nessuna risposta favorevole alle comunità indigene di Cotzal.
  • Attualmente 31 comunità di Cotzal sono organizzate in una vertenza contro la ditta ENEL.
  • Si  prevede che l’ENEL dia una risposta alle comunità il 17 gennaio del 2012.
  • La costruzione della centrale Idroelettrica Palo Viejo, nel municipio di San Juan Cotzal, finisce il 30 marzo del 2012 e non ha lasciato nessun beneficio per il Municipio e per i suoi abitanti.
  • Tutte le illusioni di sviluppo sono una FARSA
  • Le 31 comunità che attualmente sono organizzate resistono e resisteranno contro la multinazionale italiana ENEL.
  • Dopo un anno dall’inizio di un dialogo in buona fede, non c’è stato nessun risultato.
  • “IL TEMPO SI INCARICA DI COSTRUIRE LA STORIA”
  • LA LOTTA SEGUE E SEGUIRÀ DI GENERAZIONE IN GENERAZIONE.
  • IL FURTO DELLE TERRE, L’INVASIONE DEI TERRITORI E LA VIOLAZIONE DEI DIRITTI DEI POPOLI INDIGENI “NON SONO TOLLERABILI”