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giovedì 5 luglio 2012

SPACCATO DI VITA IN GUATEMALA.

Athos Turchi

1)      Il pullman che dalla Capitale del Guatemala porta a Dolores, del Petèn, corre veloce per la nuova strada asfaltata e larga. Solo venti anni fa era una specie di pista nella quale si dovevano trovare i solchi per non perderla. L’autista è tranquillo, parla al telefonino dei suoi problemi familiari, sorpassa non curante enormi camion con la linea continua, rasenta i passanti e gli animali lungo i bordi della strada… è la nuova realtà del Petèn.
A Dolores le capanne hanno lasciato il posto a casette in muratura, alcune cominciano ad alzarsi a uno o due piani. La gente ha dismesso gli abiti dello stile charitas, e soprattutto i giovani sono vestiti alla moda. Tutti hanno scarpe più o meno moderne, e il cavallo di s.Francesco è stato abbandonato per passare a moto, auto, pikcup. Vi sono infiniti apini modello India che fungono da taxi che qui chiamano tuc-tuc, così per 5 quetzal (50cent.) chiunque li può prendere e spostarsi per Dolores senza subire l’infernale caldo afoso del
tropico.
L’antico Petèn fatto di povertà estrema, di selva, di capanne, di sentieri… e ancora di fame, di malattie, di sofferenza, non c’è più.
Chi cercasse l’avventura in terra selvaggia dovrà andare da altra  parte: lattine, cartacce, sacchetti neri e quelli colorati delle patatine … rivelano che qui più nessuno è il “primo”.
Un male tutto ciò? Assolutamente no, perché ogni popolo ha il diritto di emanciparsi e di svilupparsi. Ma il punto è proprio questo: che cosa è lo sviluppo, cosa significa emancipazione, cos’è il progresso di un popolo?

2)      Non entro in questioni cervellotiche sulla definizione di queste  parole, ma seguo la via concreta di quanto vedo. Intanto direi che se qui nel Petèn è rimasto qualcosa di selvaggio è proprio lo sviluppo, caotico e violento, feroce e spietato. Tutti contro tutto e tutto
contro tutti. Il nocciolo è proprio questo: come può un popolo calpestarsi a vicenda per correre più avanti quando davanti c’è sempre lo stesso popolo? Partiamo per negativo: uno sviluppo così non è un progresso, né è capace di emancipare i suoi partecipanti.
A questo punto mi chiederei: quali le cause? Sinceramente penso che potremmo fare la lista della spesa da quante potremmo elencarne. Ma ne metterei in risalto due.
La prima sta in qualche secolo di coabitazione tra due società parallele: vicine ma non comunicanti.
Un primo livello sociale, che ha sempre occupato circa il 6% della popolazione, è la discendenza dei conquistatori spagnoli, hanno sempre dominato e posseduto il paese, hanno da sempre mandato avanti i loro interessi senza mai integrarsi con gli altri, chiusi nel loro cerchio di conquistatori.
Un secondo livello sociale, che ha costituito da sempre circa il 94% della popolazione, discendenza maya e gli incroci, sono i vinti, i sottomessi, i conquistati. Hanno sempre vissuto abbandonati a se stessi, sfruttati, emarginati nella loro vecchia cultura maya mescolata e sopraffatta (obtorto collo) dalla cultura europea. Questo livello di società andata avanti in una impossibile sintesi delle due culture non è mai riuscita a imporsi perché in se stessa non coesa e sfilacciata, come dimostra R.Menchù che in tanti anni non ha saputo mettere insieme un progetto o un programma politico alternativo e convincente.
La seconda causa penso sia conseguente: è lo stato di abbandono e ignoranza nel quale il 90% della popolazione è stata lasciata. Questo comporta che non si trovano leaders preparati, ma neppure è preparata la gente per essere un «soggetto» politico. Quindi il pensiero che lo
sviluppo di un popolo passa principalmente dalla politica sfiora poche persone. La gente capisce subito una cosa: che dalla fame e dalla miseria se ne esce con il denaro e tutto ciò che produce denaro è appetibile. Ai capi politici vabbene a questo modo, perché continuano
a lasciare la popolazione nel suo brodo, mentre loro fanno i propri interessi… come sempre. Da qui lo sviluppo come dicevo selvaggio, feroce, spietato: senza tener conto né dell’umanità, né della natura, né dell’habitat. Tutto può essere sacrificato per il nuovo Dio: Denaro!

3)      Come se ne esce? Non lo so. Qui si vede solo una cosa. L’unica “organizzazione” che lavora per il popolo è la chiesa cattolica, i suoi preti sono veramente impegnati nell’istruzione del popolo. Incontri, riunioni, formazioni, progetti, programmi, attività... e quant’altro. La chiesa cattolica sembra essere la unica organizzazione che potrebbe far emancipare e educare la popolazione a una visione e a un impegno politico. Ma pare inceppata. Infatti mi sembra lodevole il fatto che ritenga la formazione umana e spirituale, che per essa è la base di ogni successiva educazione, stia al primo posto, tuttavia questo messaggio di umanità al momento sembra che venga travolto via dalla forza del denaro e del benessere a tutti i costi. In tal modo anche il messaggio umano e cristiano non attecchisce. A mio avviso manca nella formazione
cattolica il taglio politico, la formazione alla politica vera e propria, come azione di ogni persona alla costruzione comune della società, manca insomma l’educazione all’attività politica come tale:nei suoi modi, nelle sue forme, nei suoi servizi. Si noti formare una persona politicamente non vuol dire “partiticamente”, non significa indirizzarla in un partito politico, ma vuol dire solo insegnarle come ci si deve muovere socialmente e quali sono le mansioni, i diritti e i doveri di ogni cittadino che vuol partecipare al progetto e alla costruzione di uno Stato comune.
La chiesa dice che non è suo compito. Mi lascia perplesso: forse in Europa… ma dove, come qui, non ci sono alternative, mi sembrerebbe un dovere imprescindibile. Intanto il Guatemala prosegue imperterrito nell’avida ebbrezza verso il sogno dell’ Eldorado.

mercoledì 2 maggio 2012

Siena S. Domenico: Giornate pro-Guatemala


Siena 12-13 maggio 2012
vocientrate
quote soci300
artigianato275
dolci417
offerte chiesa1843,50
totale2835,50

martedì 1 maggio 2012

CENA a FIESOLE con AMICI DEL GUATEMALA


Fiesole cena 4 maggio 2012
vocientrateuscite
sottoscrizioni cena2.000,00
tipicos344,14
casa del popolo353,50
unicoop firenze 139,71
unicoop firenze 51,83
TOT entrate e uscite
2.344,14
545,04
TOT euro1.799,10




lunedì 30 aprile 2012

Appello per una campagna internazionale contro il modello energetico dell’ENEL

L’ENEL è la più grande società elettrica italiana e la seconda in Europa per potenza installata. Nel 1999 è stata privatizzata ed oggi è quotata in borsa contando 1,2 milioni di azionisti. In parte resta una società pubblica in quanto il 31% è proprietà del Ministero dell’Economia e delle finanze, quindi dei cittadini italiani.

Oggi sono 40 i paesi dove ENEL opera nel settore dell’energia elettrica e del gas. Nel 2009 con la definitiva acquisizione della società elettrica spagnola ENDESA, Enel ha ereditato impianti e progetti in numerosi paesi dell’America Latina. Ad accomunarli è purtroppo un evidente retaggio coloniale, che include legislazioni nazionali anti-democratiche e sistemi di valutazioni ambientale chiaramente inadeguati e orientate al settore corporativo come dimostra la gravità degli impatti socio-ambientali. L’arroganza di Enel si è gravemente manifestata anche in Italia verso i territori interessati dai suoi progetti e gli abitanti coinvolti.

Nonostante l’immagine verde e di impegno verso la sostenibilità, che la multinazionale italiana si affanna a comunicare attraverso i suoi messaggi promozionali, la realtà è ben diversa. L’ENEL continua a costruire centrali a carbone nonostante gli impegni di riduzione dell’emissione di gas serra, e usando in maniera ingannevole terminologie come “carbone pulito”. Ciò è possibile grazie ai meccanismi cosiddetti flessibili del protocollo di Kyoto che consentono alle imprese di continuare ad inquinare, assegnando veri e propri permessi di emissione in cambio della costruzione di impianti di energie rinnovabili. Ma l’energia può essere considerata verde solo ad alcune condizioni. Non quando rischia di distruggere ecosistemi incontaminati, come nel caso del progetto Hydroaisèn nella Patagonia cilena e dei progetti previsti sulle nostre Alpi, o quando calpesta i diritti, le economie locali e l’accesso all’acqua delle comunità contadine e dei popoli indigeni, come avviene nella regione Ixil in Guatemala, in Colombia e in Cile spesso in violazione della Convenzione 169 dell’ILO. L’energia non può essere considerata verde o rinnovabile quando prosciuga le falde acquifere, emette sostanze dannose per la salute dei cittadini o li espone a rischi incalcolabili come nel caso della geotermia sull’Amiata e del nucleare in Slovacchia o in Russia.

ENEL è pertanto responsabile di promuovere in Italia ed esportare all’estero un modello energetico insostenibile e obsoleto, aggravato da un atteggiamento autoritario e irrispettoso dei territori locali. Un modello basato su una produzione centralizzata per mezzo di grandi impianti, imposti alle comunità locali e velati da compensazioni economiche elargite ai comuni o ai governi compiacenti, spesso mascherate da politiche di responsabilità sociale d’impresa che dividono intere comunità. E’ nei grandi cantieri infatti che si annidano la corruzione, la speculazione, il conflitto di interesse e si realizzano i profitti maggiori, a scapito dell’ambiente e dei diritti delle comunità. Un modello di produzione finalizzato non a migliorare la qualità della vita dei cittadini e garantirne l’approvigionamento energetico, ma ad alimentare l’industria estrattiva ed un’economia basata sul saccheggio e sullo sfruttamento illimitato delle risorse. Un modello che sta inevitabilmente generando conflitti ambientali e sociali con le comunità locali. I principali a livello internazionale sono oggi in corso in Cile, e particolarmente nella regione dell’Aysèn in Patagonia, nel territorio ancestrale e nei siti sacri di Panguipulli (Cile), nel Municipio indigeno di San Juan Cotzal (Guatemala), nella zona di El Quimbo, Dipartimento di Huila (Colombia), a Porto Romano (Albania), a Mochovce (Slovacchia), nel Distretto di Galati (Romania), a Kaliningrad (Russia). In Italia, a Civitavecchia, sul Monte Amiata, sulle Dolomiti, a Porto Tolle, a Brindisi, a Bastardo, a Fusina, a Genova, a La Spezia.

La risposta che l’alleanza tra impresa e governi ha troppo spesso riservato alle comunità locali che si battono per difendere il territorio è repressione, violenza e criminalizzazione attraverso leggi speciali.

Noi vogliamo un altro modello di produzione, distribuzione e gestione dell’energia e di definizione delle priorità. Un modello reticolare, decentralizzato ed efficiente basato su impianti di energia rinnovabile di piccola scala, che avvicini la produzione di energia al consumo, eliminando la necessità di grandi linee di trasmissione, che
preveda l’effettiva partecipazione delle comunità locali nei processi decisionali di pianificazione e gestione e che non danneggi la salute delle persone e l’ambiente.

Per questo ci attiviamo con una campagna internazionale che:
  • Denunci e arresti un modello di sviluppo estrattivista e un modello energetico insostenibile e distruttivo per l’ambiente, che viola i diritti umani ed il diritto alla partecipazione delle comunità coinvolte.
  • Promuova un modello energetico alternativo che metta al centro i diritti umani, la difesa della salute dei cittadini e la difesa del territorio come bene comune
  • Sostenga unitariamente le rivendicazioni delle comunità locali in Italia e a livello internazionale
  • Dia vita ad una campagna globale che metta in rete le comunità locali, i movimenti sociali e le associazioni coinvolte nei diversi conflitti.
Questa campagna mira a sostenere una rete che si coordini a livello locale, regionale, nazionale, internazionale e che adotti strategie di tipo comunicativo, legale e di mobilitazione, basata sulla partecipazione di soggetti sociali.

Come primo appuntamento ci siamo incontrati a Roma il 29 aprile in un’assemblea internazionale alla quale hanno partecipato, oltre ai comitati italiani, anche rappresentanti delle comunità e movimenti locali dal Cile, Guatemala, Colombia, Albania, Romania, Russia. Oggi 30 aprile, giorno dell’assemblea degli azionisti, siamo di fronte all’ENEL per la conferenza stampa di presentazione della campagna internazionale:

STOP ENEL. Per un nuovo modello energetico

Per i prossimi appuntamenti la rete si prefigge di appoggiare le mobilitazioni locali a partire da quelle previste in Colombia il prossimo 19 Giugno e 20 Luglio.
 

Per aderire alla campagna scrivere a: noenel-adesioni@autistici.org
Per seguire la campagna: www.stopenel.noblogs.org

Adesioni:
Ass. di amicizia con il popolo Mapuche, Ass. COLORE – Cittadini contro le mafie, Ass. culturale Aktivamente, Ass. Italia-Nicaragua, Associazione No.Di-INostri Diritti, A Sud, ATTAC Italia, Campagna di solidarietà con le Comunità Ixiles del Guatemala, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Centro Missionario Giovanile dei Servi di Maria, Centro studi Juan Gerardi, CEVI – Centro di Volontariato Internazionale, Cittadini Liberi – Porto Tolle, Collettivo Lucciole per lanterne, Comitato Carlos Fonseca, Comitato Italiano Amigos Sem Terra, Comitato No Carbone – Rossano (CS), Comitato Provinciale Acqua Bene Comune di Reggio Emilia, Comune-info.net, Comitato SpeziaViaDalCarbone, Confederazione COBAS, Coordinamento trentino Acqua Bene Comune, Forum Ambientalista, Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, Il sud siamo noi, Movimento No Coke Alto Lazio, Onlus Amici del Guatemala, Pax Christi Italia, Punto pace Pax Christi Reggio Emilia, Retenergie, Selvas.org, Servizio Civile Internazionale, Solarecollettivo Onlus, Sos Geotermia Coordinamento dei Movimenti per l’Amiata, Spazio Sociale Occupato Ex-51, SUR – Società Umane Resistenti, Yaku
CEE Bankwatch Network, Ecodefense (Russia), Asociación de afectados por el proyecto hidroeléctrico El Quimbo – ASOQUIMBO (Colombia), “Movimiento colombiano por la defensa de los territorios y afectados por represas RIOS VIVOS” (Colombia), ARIN (Romania), EDEN Center (Albania), Parlamento Mapuche de Koz Koz (Chile), El movimiento ciudadano Patagonia Unida y Patagonia Sin Represas – Organizaciones comunitarias “Defensores del espiritú de la Patagonia” Cochrane (Chile), “Defensores de la Cuenca del Murta” Bahia Murta (Chile), “Herederos de la Patagonia” Villa Cierro Castillo (Chile), Agrupacion comunitaria Rio Pascua Villa O’Higgins (Chile), Agrupacion comunitaria social y ambiental Chomke Caleta Tortel (Chile), Comunidades Ixiles de San Juan Cotzal, Chajul y Nebaj (Guatemala), Comunidades Q’eqchi de Copon Uspantan (Guatemala), International Rivers.

mercoledì 28 marzo 2012

Saluto Antonio Tabucchi

la nostra ONLUS ricorda con gratitudine Antonio Tabucchi, morto a Lisbona domenica 25 marzo, che ci fece l'onore di averlo tra i relatori nell'incontro pubblico che nel maggio 2001 avevamo organizzato alla Facoltà di Lettere dell'Università di Siena

lunedì 26 marzo 2012

La marcia del Quiché

dal manifesto 23.03.2012
Marina Forti
È cominciata sabato e durerà in tutto nove giorni la «Marcia per la resistenza e la dignità, in difesa della terra e del territorio» promossa da numerose organizzazioni rurali e indigene nella regione del Quiché, in Guatemala. Una mobilitazione di lotta, l'hanno definita. Partita da Cobán, municipio rurale del dipartimento di Alta Verapaz, la marcia raggiungerà Città del Guatemala per mettere sotto i riflettori del paese questa regione ad alta tensione. La marcia è stata aperta da circa 1.500 persone, tra cui le famiglie Q'eqchi'es che un anno fa sono state sloggiate con la forza dalla Valle del Polonchic (dove le loro terre sono state date in concessione un'impresa statunitense, la Chabil Utzaj, per trasformarle in piantagioni e produrre zucchero - per ironia, l'impresa lo pubblicizza come «progetto sostenibile che rispetta i diritti fondamentali degli abitanti»). Sul percorso si aggiungeranno altre comunità: chiedono che il governo metta fine agli sgomberi dalle terre e alla persecuzione di chi fa resistenza; che siano cancellate le licenze di sfruttamento minerario, petrolifero, idroelettrico, o le concesisoni di terre per grandi piantagioni; che sia condonato il debito agrario; che si affronti finalmente il problema della terra a favore dei popoli e comunità rurali impoverite - in una regione dove ancora esistono grandi latifondi in mano a famiglie di coloni europei, con metodi di lavoro semi-schiavistici.
«C'è una forte opposizione in particolare contro i progetti minerari e di centrali idroelettriche», ci spiega padre Clemente Peneleu, sacerdote che da molti anni lavora nel Quiché (in questi giorni è in vista in Italia). Peneleu è stato tra i collaboratori di monsignor Juan José Gerardi, il vescovo guatemalteco autore di un rapporto (Guatemala nunca màs) sui massacri avvenuti nel Quiché durante negli anni '80, quando con la scusa di combattere la «guerriglia comunista» la popolazione indigena fu duramente colpita dalla repressione militare - quel rapporto è costato la vita a monsignor Gerardi, fatto uccidere nel 1998 dai militari. Peneleu è poi stato parroco per parecchi anni - l'ultima sua parrocchia è stata a Chel - e ora è leader riconosciuto dei sacerdoti maya del Quiché, anche se il suo discorso di ibridazione dei valori maya nel cristianesimo non sempre è apprezzato dalla chiesa ufficiale. Padre Peneleu è anche un attivista sociale, e spiega con grande efficacia che le popolazioni del Quiché si battono per la terra, «per preservare le risorse, l'acqua dei fiumi», i boschi, e «per vivere in modo umano e degno». Ma che queste semplici cose gli sono negate. Dunque, centrali idroelettriche: inevitabile parlare della diga di Palo Viejo, l'impianto che l'Enel sta costruendo sul fiume Cotzal e che ha suscitato proteste. «Il presidente dell'Enel ha fatto gran discorsi di etica e giustizia, quando ci ha ricevuto qui. La verità è che a Palo Viejo non hanno consultato la popolazione indigena». Peggio: Enel Guatemala ha rifiutato di negoziare con le «municipalità indigene e autorità ancestrali» - che in fondo non si erano dichiarate contrarie alla diga ma chiedevano di gestire parte dei profitti - con la scusa che aveva già raggiunto un accordo con il municipio interessato. «Ma non hanno mantenuto nessuna delle promesse fatte a San Juan Cotzal, gli investimenti sociali nella comunità non si sono visti». Peggio ancora con le miniere, continua padre Peneleu: grandi miniere d'oro che generano enormi profitti «di cui la popolazione non vede beneficio». Per questo la tensione sale, e il sacerdote parla di timori di una nuova guerra: «I popoli del Quiché vogliono vivere in modo pacifico, ma chiedono risposte. E quando una pacifica resistenza non riceve risposte, al contrario viene criminalizzata, il rischio di violenza è alto».

venerdì 27 gennaio 2012

José Efraín Ríos Montt sarà processato per genocidio

da la Prensa Libre
José Efraín Ríos Montt, ex capo di Stato tra il 1982 e 1983, lider del Frente Republicano Guatemalteco, da ieri sera sarà processato per genocidio e lesioni verso i diritti umani, per la sua responsabilità nell’esecuzione di 11 massacri nella’area Ixil, Quiché.
Nella sentenza, il giudice, Carol Patricia Flores Polanco, mise una cauzione di 500 mila Q e gli arresti domiciliari con sorveglianza della Polizia Nazionale Civile, divieto di lasciare il paese senza l'autorizzazione del giudice.
Risoluzione
Il provvedimento del giudice è arrivata dopo 12 ore di udienza iniziata alle ore 9.30.
Flores Polanco ha dato valore probatorio agli indizi presenti dal Pubblico Ministero (PM) con i quali è accusato come il responsabile di aver ordinato il quadro giuridico che servì da base per elaborare i piani militari, Victoria 82, Sofia, Firmeza 83 e sviluppo e sicurezza per annientare l’etnia Maya-Ixil, i cui membri erano considerati nemici interni dello Stato.
Secondo il PM, i piani militari furono utilizzati per uccidere i civili che avrebbero aiutato i guerriglieri.
“Questi crimini sono orrendi ed è stato stabilito che all’interno della struttura militare, lei (Rios Montt) si trovava al comando” ha dichiarato il giudice.
In un’altra parte della risoluzione Flores Polanco riferì che le prove presentate dal PM sono sufficienti per dimostrare che l’ex capo di Stato partecipò ai massacri contro le comunità Ixil.
Il giudice spiego che Rios Montt nonostante non fosse presente in prima linea, in ogni momento era a conoscenza di quanto stava accadendo informato dalla struttura militare, essendo in quel momento il capo supremo.
L’accusa
Il PM lo ha accusato di genocidio, documentando la morte 771mila persone, tra uomini, donne e bambini. Di questo numero sono state identificate 267 vittime.
La brutalità dell’esercito verso la popolazione causò lo sfollamento di 29mila persone dai loro luoghi di origine interessando 54 comunità di Santa Maria Nebaj, Chajul e San Juan Cotzal, Quiché.
Sono stati documentati anche 465mila casi di violenze contro le donne e i minori, secondo il rapporto della Commissione per il Chiarimento Storico.
Tra le prove presentate dal PM si trovano piani militari, competenze culturali e militari, nonché gli studi sulle missioni e tattiche militari, balistiche. Ci sono anche le testimonianze di 84 vittime e dei loro parenti.
Dopo aver ascoltato le denunce l’ex capo di stato si è rifiutato di testimoniare.
Il suo avvocato Danilo Rodríguez Gálvez, che era un alto dirigente delle Forze Armate Ribelli, ha detto che ci sono stati massacri durante il conflitto armato. Tuttavia ha sostenuto che durante il governo di Ríos Montt ci sono stati, “però in minore quantità rispetto agli altri ex capo di stato“, che lo hanno preceduto al potere.
In nessun momento applicò alcuna mediazione a favore di Rios Montt. (Non ha mai chiesto qualche misura a favore di Rios Montt.
Il militare in pensione ha detto al giudice che era interessato ad ulteriori chiarimenti del caso. Ma egli ha detto: “Una cosa è che la giustizia sia fatta e un’altra è la vendetta”
Rios Montt in ogni momento ha mantenuto un volto sereno e tranquillo.
Accompagnato da sua figlia Zury Rios, sua nipote Sosa Ingrid Argueta, dal deputato Luis Perez, e ex funzionari del governo FRG di ex funzionari, come Eduardo Weymann.
In strada
Circa 150 persone sono rimaste davanti alla Corte Suprema di Giustizia fino alla fine dell’udienza ed hanno applaudito ed hanno festeggiato la decisione del giudice di processarlo per l’accusa di genocidio.
Pur esprimendo delusione quando il giudice ha stabilito che Rios Montt doveva rimanere agli arresti domiciliari mentre si conclude l’inchiesta contro di lui.
La provvedimento è stato proiettato su uno schermo posto nella Piazza dei Diritti Umani da parte di organizzazioni diverse.
Dopo aver sentito che l’ex capo di Stato sarà processato i manifestanti hanno fatto scoppiare petardi in segno di festa.
Fin dal mattino i familiari delle vittime ed i sopravvissuti dei conflitti armati interni stazionavano davanti alla sede del potere giudiziario.
Nel luogo era stato collocato un tappeto di aghi di pino con la scritta fatta di fiori "L'impunità di ieri e di oggi", circondata da candele e fotografie delle vittime di massacri.  
Inoltre era stato posto un altare con aghi di pino e fiori rossi con una piccola bara rappresentante i bambini uccisi durante la guerra civile, alcuni dei quali sono stati rimossi dal grembo, come hanno spiegato attivisti.
Decine di persone provenienti per lo più dall’ovest del paese, sono rimasti fuori dall'edificio fino a 17 ore.
Testimoni
Quila Lucia ha ricordato che durante il governo di Rios Montt fu massacrato il padre e la sorella nella comunità Xicoxon, Tecpan, Chimaltenango.
Secondo lei, nel massacro, avvenuto il 12 settembre 1982, ci furono 16 vittime.
Ha detto: “La persecuzione in quel periodo era verso coloro che erano coinvolti con la guerriglia. Per i militari non si poteva parlare di organizzarsi ne di andare in chiesa”
Rios Montt ha un mandato di arresto internazionale vigente, redatto dalla giustizia spagnola, che gestisce un processo per il rogo dell'ambasciata di Spagna in Guatemala del 30 gennaio 1980, dove morirono 27 persone, tra funzionari del governo, contadini e diplomatici.
Il militare in pensione ha perso l’immunità parlamentare il 14 gennaio di questo anno, dopo aver terminato il suo mandato di deputato.
Il giorno precedente, Rios Mont si era presentato volontariamente alla

mercoledì 18 gennaio 2012

DVD: "Enel, l'energia che NON ascolta: il caso della regione Maya Ixil del Guatemala"

Il DVD, fatto dalle stesse comunità Ixil, in 45' illustra le ragioni del conflitto generato dalla centrale idroelettrica in Guatemala facendo anche un rapido quadro sulla triste storia del paese.

Chi desiderasse averne una copia per conoscenza personale, per proiettare dove crede e/o divulgare nei propri canali ce lo richieda che provvediamo alla spedizione o consegna. (Tel. 3284097118 Email: amiciguatemala@yahoo.it)

Inquanto italiani che una multinazionale del nostro paese calpesti i diritti delle persone ci indigna oltremodo!!!

mercoledì 11 gennaio 2012

ENEL GREEN POWER: L'ENERGIA CHE NON ASCOLTA

UN ANNO DOPO:
2012: Gennaio. E’ passato un anno da quando le comunità indigene di San Juan Cotzal  bloccarono la strada tramite una sbarra  che venne collocata nella comunità indigena Tu Poj (San Felipe Chenlá)  come maniera per protestare, resistere ed esigere che la ditta italiana ENEL  rispetti i loro diritti.
  •  Il due gennaio del 2011 gli abitanti delle comunità del municipio di San Juan Cotzal decisero di paralizzare la circolazione dei mezzi di trasporto della ditta Italiana ENEL a San Felipe Chenla. Circa 500 persone di diverse comunità alle due del pomeriggio, si concentrarono nella strada principale che conduce alla Finca San ]Francisco per esigere che venissero rispettati i propri diritti e per rifiutare la presenza della ditta ENEL nel territorio di Cotzal. Questa ditta sta costruendo la Centrale Idroelettrica Palo Viejo nella Finca (tenuta) San Francisco, che genererà 84 Mw.
  • In giorno dopo 3 gennaio del 2011, 23 comunità del municipio di Cotzal si unirono alla resistenza pacifica bloccando definitivamente il passaggio di qualunque mezzo di trasporto della ditta ENEL.  Durante il giorno tutte le persone presenti che venivano da varie comunità. Il risultato fu che nel pomeriggio. Alle 15 arrivò  nel luogo dove si stava svolgendo questa resistenza pacifica  l’ingegnere Victor Quixtan, preposto alla Responsabilità Sociale della Ditta ENEL, chiedendo alle persone delle comunità di dialogare per liberare il passaggio. A loro volta le comunità chiesero all’ingegnere Quixtan di mettersi in contatto con i dirigenti della ditta per iniziare un dialogo serio relativo alla sua presenza nel Comune. L’ing. Quixtán immediatamente si comunicò con gli alti dirigenti della ditta e si fissò una data per dialogare: il 10 gennaio del 2011. Intanto l’accesso sarebbe rimasto bloccato per i veicoli della  ditta e questo perché l’ENEL si era offerta a realizzare in varie comunità   progetti che non  erano stati iniziati o che erano stati lasciati a metà.
  • A partire dal giorno tre gennaio, le comunità iniziarono a preparare una serie di richieste per la ditta ENEL tra cui: progetti di sviluppo e il 10% dell’energia Elettriche. Le comunità  chiedevano che venisse istallato un Anello nella costruzione di Palo Viejo  che potesse produrre 5 Mw per le comunità di Cotzal.
  • In maniera imprevista il giorno 7 gennaio  del 2011 arrivò a San Felipe Chenlá il Colonnello Sosa, della Brigata dell’Esercito di Huehuetenango, indicando che stava ricorrendo la sua area de di lavoro e che voleva  dirigersi alla Finca San Francisco però le comunità, concentrate lungo la strada, gli impedirono di passare.
  • Un’altra delle richieste delle comunità era che la Finca San Francisco ritirasse in maniera definitiva le sbarre all’entrata e all’uscita della Tenuta, e che smettesse di far pagare un pedaggio ai mezzi di trasporto che circolano all’interno della Finca San Francisco  ( all’interno della finca esistono alcune comunità che sono parte del sistema di Frazioni – aldeas – del comune di San Juan Cotzal). La Finca San Francisco, per piú di 12 anni, ha fatto pagare ai mezzi di trasporto un  pedaggio in una garitta di sicurezza all’entrata. Le tariffe erano: Q. 5.00 per le motociclette, Q. 10.00 che portano un furgoncino  o un automobile, Q.20.00 per camion o bus pubblici: durante tutti questi anni le comunità ubicate a oriente della finca San Francisco hanno sofferto le conseguenze di  queste limitazioni alla libera circolazione, non solo per il pagamento dei pedaggi, ma anche perché la Finca chiudeva completamente le sbarre alle cinque del pomeriggio e dopo quell’ora non era possibile circolare nella strada.
  • Il 10 gennaio la ditta ENEL e il signor Pedro Brol, proprietario della Finca San Francisco, arrivarono nella comunità di San Felipe Chenlá dove si stava realizzando la resistenza pacifica. Quel giorno l’ENEL ricevette le richieste delle comunità e si compromise a  concludere tutti i progetti lasciati a metà o promessi, si impegnò ad analizzare le richieste delle comunità per poi dare una risposta. Le comunità avrebbero lasciato libero  il passaggio alla ditta ENEL e la ditta avrebbe fatto conoscere  la sua risposta  alle richieste delle comunità di Cotzal il giorno 17 gennaio.
  • Il 10 gennaio il signor Pedro Brol , si impegnò a togliere le sbarre che ci sono alle entrate ed uscite della Finca San Francisco, a sospendere la richiesta di pedaggio a quelli che transitano  e a lasciare libero il passaggio per tutte le 24 ore del giorno. Alle 4 del pomeriggio di questo stesso giorno il signor Brol portò fotografie a San Felipe Chenla per lasciare una testimonianza del fatto che le sbarre erano state rimosse: il 10 gennaio fu una data storica per le comunità del municipio di Cotzal.
  • Il 17 gennaio del 2011, le 23 comunità di Cotzal che erano presenti alla manifestazione pacifica, si riunirono nuovamente a san Felipe Chenla per ascoltare le  risposte dell’ENEL  alle loro richieste.  In questo frangente gli alti funzionari dell’ENEL si fecero accompagnare dal signor  Luis Velasquez, che era il responsabile della Segreteria di Affari Speciali della Presidenza della Repubblica del Guatemala e che dopo poco è stato nominato Ministro di Economia sempre nel governo di Alvaro Colom. Durante la mattinata gli abitanti delle comunità si riunirono a San Felipe Chenlá ansiosi di ascoltare quale fosse la risposta alle loro richieste. Però l’ENEL sviò l’attenzione offrendo: pelibueyes (pecore), ortaggi e un centro di formazione tecnologica. Queste risposte infastidirono le 23 comunità che avevano presentato le loro richieste e in questo stesso istante le comunità richiesero una risposta seria all’impresa ENEL, dicendo che al contrario avrebbero occupato di nuovo la strada e non avrebbero permesso mai più il passaggio all’ENEL. Nuovamente il signor Oswaldo Smith, dirigente locale dell’ENEL richiese piú tempo per poter analizzare una possibile risposta alle richieste fatto e si accordò una nuova data per riunirsi: il 31 gennaio 2011.
  • Il 31 gennaio Luis Velasquez e Oswaldo Smith dell’ENEL fecero le stesse offerte alle comunità senza rispondere alle richieste presentate il 10 gennaio del 2011. Infastiditi gli abitanti delle comunità occuparono nuovamente la strada principale che conduce al progetto Idroelettrico Palo Viejo, nella Finca San Francisco. “La discussione o … dialogo … serio si era interrotto”.
  • A partire dal 31 gennaio del 2011 il passo restò bloccato per la ditta ENEL, definitivamente.
  • Il 7 febbraio 2011, nell’antica sede del Municipio di Cotzal, il Sindaco eletto José Perez Chen convocò e realizzò una riunione con tutti i dirigenti delle comunità del municipio chiedendo loro di aprire il passo a San Felipe Chenla ed offrendo in cambio 16 lamiere di zinco per ogni famiglia delle comunità ch sarebbero state consegnate nel mese di Marzo del 2011. La proposta fu rifiutata dalla maggioranza delle  comunità presenti  eccettuate quelle che si trovano dentro la Finca San Francisco (El Pinal per esempio).
  • Il 4 febbraio del 2011 l’ing. Oswaldo Smith, dirigente locale dell’ENEL, presentò  al Ministero Pubblico di Nebaj, Quiché,  una serie di denunce penali contro nove  dirigenti  comunitari. I denunciati furono: Concepción Sontay Gomez (sindaco indigeno ), Antonio Perez Martinez (presidente del COCODE di Santa Avelina) , Maximiliano Poma Sambrano (Segretario Esecutivo del Municipio Indigeno), Gabriel Torres Cavinal (Sindaco Indigeno di Vichivalá), José Mario (Presidente del COCODE di Vichivalá), Baltazar de la Cruz Rodriguez (Segretario del COCODE di San Felipe), Nicolas Perez Toma (autorità Ancestrale  di San Felipe) , Francisco Castro Osorio  (Autorità Ancestrale di Santa Avelina), Pedro Sambrano Rodriguez (lider comunitario). Ognuna di queste persone menzionate avevano contro di loro 8 denunce ognuno, presentate da diverse persone, lavoratori della ditta ENEL. I reati di cui venivano accusati erano i seguenti: istigazione a delinquere, Sedizione, Istigazione alla sedizione, minacce di morte.
  •  Dal 31 gennaio del 2011 il passo era stato bloccato  ma fu solo a metà di marzo del 2011 che si seppe delle denunce contro detti liders comunitari. L’Esercito e la Polizia cominciarono a venire continuamente nel municipio di San Juan Cotzal, teoricamente a catturare alcune persone del municipio che erano accusate dal Ministero Pubblico di aver partecipato al linciamento di un agente della Polizia Nazionale Civile nel novembre del 2009, ma al contrario, le operazioni di polizia ed esercito erano istigate dalla ditta ENEL.
  • Il 18 marzo del 2011, la comunità di San Felipe Chenlá fu vittima nuovamente del Terrore quando piú di 1000 elementi della Polizia Nazionale Civile, elicotteri e l’esercito fecero irruzione nella comunità,  sgombrando le persone della comunità che stavano nel luogo dove si stava realizzando l’occupazione della strada (la resistenza pacifica delle comunità). Impiegati e veicoli della ditta ENEL distrussero la sbarra che era ubicata nella comunità di San Felipe Chenlá. Alcune persone, che erano state vittime al tempo del conflitto armato, svennero, non ci furono persone arrestate per fortuna.
  • Fu da quel momento che l’ENEL attraverso l’uso della Forza Pubblica del Guatemala fece pressione sulle comunità indigene di Cotzal  perché iniziassero un dialogo forzato.
  • In 2 maggio le comunità indigene di Cotzal iniziarono un dialogo obbligato:  più di 700 elementi dell’Esercito e della Polizia nazionale Civile erano già pronti nel Municipio di Nebaj, con le ambulanze .. se le comunità non avessero accettato il dialogo.
  • Alle 21 di quello stesso giorno le comunità indigene erano arrivate a un accordo con la ditta ENEL, di fronte alla Giudice di Pace di Cotzal, Ada Maday Lopez: la ditta ENEL avrebbe ritirato tutte le denunce contro i 9 liders, avrebbe iniziato un dialogo franco, aperto e in buona fede e come “mostra di buona volontà” avrebbe consegnato un cronogramma con le date di consegna delle lamiere di zinco alle comunità di Cotzal.
  • Il 7 di maggio venne elaborato un documento con i principi base del dialogo.
  • All’inizio del dialogo ENEL iniziò a dire che 16  comunità di Cotzal non avevano nulla a che vedere con il Progetto della centrale Idroelettrica Palo viejo.
  • Le comunità in maggio del 2011 presentarono una nuova richiesta alla ditte ENEL: si trattava di poter ricevere il 20% dei guadagni della ditta ENEL (relativi a Palo Viejo  - n.d.t.) che sarebbero stati amministrati dalle comunità attraverso i COCODES e non attraverso il Comune dato che questo non si era comportato in maniera trasparente, una serie di richiese di progetti di sviluppo, risarcimento e pagamento dei danni provocati nel municipio. In quel momento il dialogo era in una fase di comprensione e di costruzione di fiducia.
  • Come sempre l’ENEL disse che avrebbero portato la loro  risposta nelle riunioni successive.
  • In giugno ENEL chiese che si riformulassero le richieste . Le comunità furono d’accordo e prepararono una nuova proposta per il 30 giugno:  il 20%  dei guadagni della ditta, 8 milioni annuali per la riparazione dei danni causati dall’ENEL nel Municipio.
  • Il 2 agosto del 2011 nella parrocchia di Cotzal ENEL rispose  alle comunità offrendo mercato per i prodotti, microcredito, Borse di Studio nell’INTECAP  e un Centro Tecnologico. Nuovamente l’ENEL si burlò  delle comunità offrendo la stesse cose, senza rispondere alle richieste delle comunità. In quel momento non erano più 23,  ma 28 le comunità presenti al tavolo di dialogo.
  • Il  2 settembre 2011 a San Felipe Chenlá, Cotzal,. Quiché Guatemala,. ENEL arriva ancora una volta a offrire le stesse cose alle comunità. Le comunità non accettarono la risposta dell’ENEL dato che non riflette per nulla  i contenuti delle richieste presentate a giugno del 2011.
  • Da quel momento la ditta italiana ENEL che costruisce la centrale idroelettrica Palo Viejo a San Francisco Cotzal, abbandonò il tavolo del dialogo senza dar nessuna risposta alle comunità che furono ancora una volta  oggetto di burla.
  • Finora l’ENEL non ha dato nessuna risposta favorevole alle comunità indigene di Cotzal.
  • Attualmente 31 comunità di Cotzal sono organizzate in una vertenza contro la ditta ENEL.
  • Si  prevede che l’ENEL dia una risposta alle comunità il 17 gennaio del 2012.
  • La costruzione della centrale Idroelettrica Palo Viejo, nel municipio di San Juan Cotzal, finisce il 30 marzo del 2012 e non ha lasciato nessun beneficio per il Municipio e per i suoi abitanti.
  • Tutte le illusioni di sviluppo sono una FARSA
  • Le 31 comunità che attualmente sono organizzate resistono e resisteranno contro la multinazionale italiana ENEL.
  • Dopo un anno dall’inizio di un dialogo in buona fede, non c’è stato nessun risultato.
  • “IL TEMPO SI INCARICA DI COSTRUIRE LA STORIA”
  • LA LOTTA SEGUE E SEGUIRÀ DI GENERAZIONE IN GENERAZIONE.
  • IL FURTO DELLE TERRE, L’INVASIONE DEI TERRITORI E LA VIOLAZIONE DEI DIRITTI DEI POPOLI INDIGENI “NON SONO TOLLERABILI”