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sabato 14 giugno 2014

BILANCIO 2013

Rendiconto Gestionale  al 31-12-2013




31-12-2013 31-12-2012
Entrate da attività tipiche
Entrate da raccolta fondi 8.497 6.352
Entrate da attività accessorie
Entrate finanziarie 2
Entrate da quote associative e da donazioni 56.636 62.106
Quote Soci senza vincolo di destinazione 400,00
Erogazioni Liberali ed Offerte senza vincolo di destinazione 56.236,24
Entrate con vincolo di destinazione 64.265 70.288
Quote Adozioni + Borse di Studio 60.895,47
Altre 3.370,00
Entrate straordinarie (utilizzo fondi) 0
Altre entrate 0 154
  TOTALE ENTRATE 129.401 138.900
- Uscite da attività tipiche 128.711 42.461
- Uscite da attività promozionali e di raccolta fondi 0 0
- Uscite da attività accessorie
- Uscite finanziarie
- Uscite per attività di supporto generale 5.647 6.797
- Uscite con vincolo di destinazione 0 85.145
- Uscite di natura straordinaria (acc.to a fondi) 0 0
- Uscite per rimb. Spese soci volontari 0
- Altre uscite 1.447 1.796
  TOTALE USCITE 135.804 136.199
 DISAVANZO DELLA GESTIONE -6.403 2.701
  TOTALE  A PAREGGIO 129.401 138.900

domenica 8 giugno 2014

Audizione con la Commissione Diritti Umani del Senato


Cari tutt*

 

Così come previsto, il 3 giugno abbiamo incontrato la Commissione Diritti Umani del Senato della Repubblica. Il Presidente, il Senatore Luigi Manconi ci ha accolti  “con affetto”. Ovviamente il riferimento era alla storia martoriata del Guatemala e alla lotta dignitosa del suo popolo.

Abbiamo avuto 20 minuti per illustrare le motivazioni che ci avevano spinto a richiedere l’audizione, sono poi seguite le domande dei commissari che hanno riempito il resto dell’ora che avevamo disposizione.  

La nostra delegazione era formata da Renato Di Nicola, Gianfranco Crua e da Mario Lopez Perez (guatemalteco di Limon, scappato, con tutta la famiglia insieme a Don Piero Nota, dopo le ripetute minacce di morte. Nelle settimane precedenti avevamo recapitato alla commissione la memoria che abbiamo condiviso anche con voi, i rapporti dell’ Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite sul 2013 guatemalteco

 

Alla commissione abbiamo poi consegnato fisicamente i documenti che alcuni di voi ci avevano mandato compresa la dichiarazione della Robert Kennedy Foundation che Marco Cantarelli ci ha fatto avere poche ore prima.

 

I nostri interventi hanno ricostruito brevemente la storia recente del Guatemala, il conflitto armato, il genocidio, il ruolo e la responsabilità dell'esercito e delle oligarchie. Abbiamo avuto modo di portare l’attenzione dei commissari sulle ultime vicende; dal massacro di Totonicapan, all’annullamento della storica sentenza contro Rios Montt, dalla vergognosa estromissione del Procuratore Generale della nazione Claudia Paz Y Paz  fino alla recente decisione del Parlamento di negare il genocidio.

La commissione si è resa disponibile a presentare tutte quelle istanze formali che consideriamo necessarie. Lettera al  Presidente guatemalteco, all’Ambasciatore italiano, agli organismi internazionali.

Sono estremamente interessati ad incontrare e ad invitare figure di spicco della lotta per la difesa dei Diritti umani  in questo momento particolarmente esposti nel paese centroamericano. Abbiamo insistito molto verso la commissione affinché si rendessero conto che i documenti della Fundacion contra el terrorismo sono vere e proprie liste di proscrizione che anticipano sinistramente esecuzioni sul campo.

Alcuni commissari hanno sollevato la questione delle multinazionali italiane in Guatemala e anche su questo si sono resi disponibili ad intervenire nei confronti del nostro Governo con richieste specifiche.

 

La registrazione completa dell’audizione, che scopriamo dopo aver cominciato a scrivere (!), si trova sul link di Radio radicale.

Proviamo a ragionare sull’utilità di lettere formali, di prese di posizioni e della possibilità di invitare un esponente guatemalteco significativo ( i Padovani e gli  Aliberti nel loro recente viaggio hanno stabilito importanti contatti).

 

Giovanna Coin ha inviato non più tardi di ieri una lettera che le PBI hanno spedito ai nostri deputati proprio sull’assalto di La Puya. Varrebbe la pena inoltrarla all’attenzione del Presidente della Commissione che abbiamo incontrato e ai suoi membri. Se gli autori ci leggono possiamo far avere loro gli indirizzi.

Trovate la lettera tra gli allegati, anche se qualcuno di voi l’avrà già vista.

 

Un abbraccio a tutte e tutti

Renato, Mario, Gianfranco

 

Registrazione integrale dell’audizione

http://www.radioradicale.it/scheda/413054?format=32

 

Robert Kennedy Foundation

http://rfkcenter.org:8080/guatemalan-congress-shamefully-denies-genocide

 

 

giovedì 29 maggio 2014

RICAVATO DELLA CENA A FIESOLE CON "AMICI DEL GUATEMALA onlus"

grazie a tutti!




ENTRATE USCITE RICAVATO
sottoscrizioni  cena € 1.380,00  
casa del popolo   € 300,00
spesa   € 496,74
tipicos € 253,00  
TOT € 1.633,00 € 796,74 836,26




Cari "Amici del Guatemala",
 
non male il frutto del lavoro conviviale in quel di Borgunto...Vedo belle facce sorridenti...Purtroppo non é stato possibile il collegamento via skype...Sará per un'altra occasione.

Un saluto e un abbraccio a tutti.

Padre Octavio.

lunedì 12 maggio 2014

A cena con gli AMICI DEL GUATEMALA onlus


al momento della prenotazione specifica se sei vegetariano, se hai bambini di che età e se vuoi un tavolo con altri amici!!!
TI ASPETTIAMO NON MANCARE!!!

venerdì 9 maggio 2014

IL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA SENTENZA PER GENOCIDIO

Il 10 maggio 2013 il Generale Efraín Ríos Montt è stato condannato per genocidio e per il delitto di crimini contro l'umanità, e condannato a 80 anni di prigione.
 
10 giorni dopo, il verdetto di colpevolezza è stato annullato dal tribunale costituzionale del Guatemala, rivelando totalmente l'apparato di impunità, ma il processo continua ad essere un evento storico e senza precedenti - la prima volta in tutto il mondo che un ex-capo di Stato è stato processato per genocidio in un tribunale nazionale. Inoltre, il processo per la prima volta nelle Americhe ha portato a giudizio il genocidio dei popoli indigeni.
 
Quest’anno nel primo anniversario della sentenza per genocidio, gruppi in vari luoghi del mondo si uniscono per commemorare la importanza storica di quel giorno, leggendo brani della sentenza contro Rios Montt.
 



giovedì 8 maggio 2014

Giornate pro-Guatemala S.Domenico SIENA

Sabato 10 e Domenica 11 MAGGIO

nel Chiostro di San Domenico Siena

MERCATINO DI ARTIGIANATO GUATEMALTECO

SAGRA DEL DOLCE E DEL SALATO

promozione ed informazione sulla missione


lunedì 5 maggio 2014

GUATEMALA: ritorno della violenza sistematica contro i leader indigeni, sociali e contro quella parte di Magistratura che vuole condannare i genocidi



Queste brevi appunti per portare a Vostra conoscenza la difficile situazione riguardante il rispetto dei Diritti umani in Guatemala.
Come ben saprete il paese ha attraversato un periodo di lunga guerra civile interna terminata con gli Accordi di pace del 1996. Il conflitto ha prodotto oltre 200 mila morti tra la popolazione civile in gran parte indigena. Tutti ricorderete che nel 1992 il Premio Nobel Per la Pace  venne consegnato nelle mani di una minuta indigena, Rigoberta Menchú Tum, "in riconoscimento dei suoi sforzi per la giustizia sociale e la riconciliazione etno-culturale basata sul rispetto per i diritti delle popolazioni indigene guatemalteche".
Attualmente, mentre a livello governativo si cerca di negare il genocidio delle popolazioni Maya, la situazione è progressivamente peggiorata. L’innalzamento di una violenza diffusa, specialmente nelle aree urbane, legata alla penetrazione dei cartelli del narcotraffico ed alle organizzazioni criminali che gestiscono la tratta degli esseri umani verso il Nordamerica, si lega con la recrudescenza della violenza politica verso i difensori dei Diritti umani.
Da molti mesi circolano – sulla la pagina web della Fundación contra el terrorismo ad esempio- vere e proprie liste di “indesiderati”; vescovi, sacerdoti, sindacalisti, maestri, difensori dei Diritti  umani e autorità indigene. L’esperienza ci insegna che i metodi brutali di repressione usati nel periodo della guerra interna e riproposti in questi ultimi  anni sono l’allarme di un’insidiosa generalizzazione della violenza,  che attraverso le pratiche di sequestro e sparizione  di uomini e donne disegnano la figura del “nemico interno”.
Prima si individuano gli obiettivi umani , si costruisce una campagna denigratoria contro di loro isolandoli dal resto della comunità fino ad eliminarli con stratagemmi  che tendono a screditare le loro valenze sociali.     
Se vogliamo ricostruire brevemente quanto è successo in questi due ultimi anni non possiamo non ricordare il primo massacro compiuto nel periodo posteriore agli accordi di pace e la decisione di giudicare in un Tribunale della nazione l’ex dittatore, il generale Efraín Ríos Montt.
Il 4 ottobre 2012, al chilometro 170 della strada Interamericana per Totonicapan, reparti dell’Esercito sparano su una manifestazione pacifica che reclama la propria contrarietà alle riforme costituzionali, alle modifiche del piano di studi delle magistrali e all’alto costo dell’energia elettrica. Sul terreno rimangono otto morti e 34 feriti. In tutto il paese decine di manifestazioni vengono represse con inaudita violenza.
Il 19 marzo dell’anno successivo inizia il procedimento contro Montt, accusato di essere il mandante di numerosi massacri avvenuti nell’area conosciuta come il Triángulo Ixil, nel nordest del paese, dove furono uccisi 1.771 indigeni. Secondo i dati raccolti grazie alle esumazioni, quasi la metà dei morti era rappresentata da bambini tra zero e dodici anni.
Il 10 maggio 2013, il Tribunale Primero A de Mayor Riesgo emette la sentenza contro il generale Ríos Montt per genocidio e crimini contro l'umanità, dopo aver ascoltato le dichiarazioni di 98 testimoni, tra cui oltre 50 esperti militari, dopo aver esaminato 606 certificati di morte delle vittime di 17 massacri, degli studi sui resti di 420 corpi dopo aver analizzato i piani  militari Victoria 82, Fermezza83 e Sofia. L’ottantaseienne genocida viene condannato a 80 anni di reclusione. 
Il mondo si ricorda del Guatemala, la sentenza viene salutata nel paese centroamericano, e non solo, come una svolta storica, come se per la prima volta si fosse vinta l’impunità dei vertici militari e di Governo cancellando il brutto presagio, indotto da un’altra Corte, che solo un mese addietro aveva sospeso il giudizio con la volontà di non processare il militare.
La presidentessa della Corte Yassmin Barrios e il Procuratore generale Claudia Paz y Paz, che con il suo team di magistrati aveva condotto l’istruttoria, riconsegnano al paese un poco di dignità ed aprono una pagina nuova per la prima volta dopo gli accordi di pace del  96.
Tuttavia, dieci giorni dopo, il 20 Maggio 2013, la Corte Costituzionale del Guatemala ha annullato la sentenza contro il genocidio. Due dei cinque giudici della Corte, Mauro Roderico Chacón Corado e Gloria Patricia Porras Escobar hanno voluto argomentare il loro "dissenso", sostenendo che è stato trovato un artificio volto ad ostacolare il normale processo di processo e evitare il giudizio.               Gli altri tre giudici hanno votato a favore della sospensione del processo.
Secondo la corte costituzionale sono state violate le procedure del giusto processo e quindi si tornerà in aula. Bisogna risentire tutti i testimoni, senza considerare che per molti di loro non sarà possibile ritornare più volte fino alla capitale sede della Corte e soprattutto non sarà facile ricordare ancora  una volta lo sterminio della propria famiglia.
Nelle settimane successive reparti dell’Esercito e delle squadre anti sommossa occupano diverse regioni  del paese decretando lo Stato d’assedio, limitando le libertà personali fino a minacciare i testimoni viventi dei terribili massacri della guerra interna. Vengono addirittura minacciati alcuni dei testimoni al processo ai quali si chiede di rinnegare tutto in cambio di tranquillità.
La decisione della Corte Costituzionale, purtroppo è stata utilizzata dagli ex militari, ex soldati e gruppi di provocatori - crescono a dismisura le polizie private -, con un chiaro scopo di vendetta, per aumentare le minacce contro i testimoni, vittime e sopravvissuti; per accrescere la guerra psicologica e la criminalizzazione dei movimenti sociali, dei loro leader e innalzare il livello di scontro in diverse regioni del paese volto a distruggere il clima pacifico che le Comunità e le autorità indigene insieme a numerose organizzazioni sociali hanno costruito negli ultimi anni.           
Il 7 settembre del 2013, una altro massacro, a San José Nacahuil, Municipio de San Pedro Ayampuc. Dieci persone uccise e 17 ferite. Tra i corpi rimasti a terra quelli di due bambine di 11 anni. La comunità indigena di etnia Kaqchikel è impegnata pacificamente da anni nella difesa del territorio contro gli speculatori delle aziende idroelettriche e minerarie.
E poi ancora il  13 di gennaio nella zona del Triangolo Ixil vengono violentemente aggrediti il sindaco indigeno di Antiguo Xoncá insieme ad altre autorità ancestrali che si battono contro un’idroelettrica.
E arriviamo al gennaio scorso quando nella giornata del 12 la giudice Carol Patricia Flores ha sospeso definitivamente il processo contro Ríos Montt. Questo significa per molti giuristi l’archiviazione del caso o nella migliore delle ipotesi ricominciare tutto dalla situazione del novembre del 2011 quando il dittatore venne accusato per la prima volta.
Quattro giorni dopo Juan Tuyuc, il Comandante Leo come era chiamato negli anni del conflitto interno, leader indigeno e popolare viene assassinato nei pressi di Sololà. Juan e il fratello della più conosciuta Rosalina Tuyuc, premio Nikkyo Niwano per la Pace nel 2012, deputata e storica fondatrice del Coordinamento Nazionale delle vedove del Guatemala (Conavigua). Viene ucciso con modalità atroci che ricordano l’assassinio di altri membri della sua famiglia. Perché sia chiaro che si muoveva troppo tra le comunità - per costruire una rete in difesa delle terre - gli vengono tagliate le dita dei piedi.
Il 10 febbraio scorso un’ incomprensibile sentenza della Corte Costituzionale, già fortemente criticata da giuristi interni e di diversi paesi, ha annullato l’incarico di Procuratore Generale, in scadenza a dicembre 2014, a Claudia Paz y Paz. Al suo posto si vuol nominare un magistrato fedele a quella linea che impone il silenzio o peggio ancora la negazione del genocidio.
La triste realtà è rappresentata dal fatto che per i prossimi mesi, la giudice che aveva raccolto le accuse contro il dittatore non potrà esercitare il suo magistero e con buona probabilità dovrà rinunciare alla sicurezza di una scorta.
Come se non bastasse lo scorso  3 marzo le cronache guatemalteche sono piene dello strano “suicidio” di Cesar Barrientos Pellecer, magistrato impegnato nell’istruttoria contro Ríos Montt e considerato dai gruppi dell’ultra destra come il “mandante dei giudici sicari”.               
Molti sono i gruppi italiani che a cominciare dagli anni 80 hanno lavorato al fianco delle popolazioni guatemalteche. Questi gruppi, sono organizzati in un Coordinamento nazionale Italia-Guatemala, Caminando juntos. Il Coordinamento è formato da decine di Associazioni, Onlus e ONG che lavorano in tutte le regioni guatemalteche, nel campo dell’istruzione, del commercio equo e solidale, della tutela dei minori e della formazione professionale, con istituzioni laiche e cattoliche, con comunità rurali e indigene, con parrocchie e istituzioni universitarie. Nella campagna diffamatoria che i potenti gruppi paramilitari e dell’esercito stanno portando avanti molte di queste realtà sono considerate come sgradite; soprattutto in questo momento storico, segnato da una violenza diffusa, la confusione sui mandanti può essere un ottimo schermo per la crescita dei crimini a sfondo sociale e politico .

lunedì 24 marzo 2014

Mons. Oscar Romero


24 marzo 1980 esattamente 34 anni fa veniva ucciso a San Salvador Mons Oscar Romero

"La prego di non fraintendermi: non voglio morire, perché so che il popolo non lo vuole, ma non posso tutelare la mia vita come se fosse più importante della loro vita. La vita importante è quella dei contadini, degli operai, delle organizzazioni popolari, dei militanti e dei dirigenti, ed essi muoiono tutti i giorni; ogni giorno che trucidano venti, trenta, quaranta o più ancora. Come potrei adottare delle misure di sicurezza personale?"

Da uomo schivo, introverso e un poco defilato, divenne la voce di coloro che non avevano voce, diventando sempre più il difensore degli emarginati e dei “campesinos” di El Salvador, le sue omelie trasmesse dalla radio diocesana, che arrivavano in tutti i villaggi, divennero accuse ben precise e pertanto la sua voce scomoda e profetica doveva essere messa a tacere, per questo il regime decise di eliminarlo. 

domenica 23 marzo 2014

Corso Elettricista donne di Poptun

Consegna degli attestati alle partecipanti al sorso di elettricista a Poptun

sabato 8 marzo 2014

Corso elettricità sole donne!!!

Il secondo corso di elettricista dell'amico Tore, si è appena concluso. Si è tenuto a Poptun ed è stato per sole donne!

Titti, che lavora presso il comune di Poptun appena ha
saputo del corso di Tore alla scuola San Martin de Porres, ha chiesto la disponibilità a farne uno anche da loro presso i loro uffici!



Tore con grande entusiasmo e soddisfazione ha accettato. Nella riunione preparatoria gli hanno domandato se era possibile la partecipazione delle donne al corso: ma certo, anzi è obbligatorio! 

Con suo grande stupore, alla prima lezione si è trovato un gruppo di 10 signore, che con entusiasmo e serietà si accingevano a imparare l'arte dell'elettricista. 

 Nonostante il poco spagnolo e la difficoltà della spiegazione dell'elettrotecnica, al quarto giorno di lavoro - dice con orgoglio Tore: vedo queste stupende signore che armeggiano con cacciaviti, forbici, pinze, tester, e costruiscono gli impianti elettrici con una volontà e sicurezza per me impensabili all'inizio del corso. Le lezioni sono state prolungate per altri tre giorni affinché potessero acquisire più manualità. Ma subito dopo ho preteso che si organizzasse un corso anche per ragazzi ... giusto per le pari opportunità.