come aiutarci:






Conti intestati a AMICI DEL GUATEMALA ODV:
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giovedì 29 maggio 2014

RICAVATO DELLA CENA A FIESOLE CON "AMICI DEL GUATEMALA onlus"

grazie a tutti!




ENTRATE USCITE RICAVATO
sottoscrizioni  cena € 1.380,00  
casa del popolo   € 300,00
spesa   € 496,74
tipicos € 253,00  
TOT € 1.633,00 € 796,74 836,26




Cari "Amici del Guatemala",
 
non male il frutto del lavoro conviviale in quel di Borgunto...Vedo belle facce sorridenti...Purtroppo non é stato possibile il collegamento via skype...Sará per un'altra occasione.

Un saluto e un abbraccio a tutti.

Padre Octavio.

lunedì 12 maggio 2014

A cena con gli AMICI DEL GUATEMALA onlus


al momento della prenotazione specifica se sei vegetariano, se hai bambini di che età e se vuoi un tavolo con altri amici!!!
TI ASPETTIAMO NON MANCARE!!!

venerdì 9 maggio 2014

IL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA SENTENZA PER GENOCIDIO

Il 10 maggio 2013 il Generale Efraín Ríos Montt è stato condannato per genocidio e per il delitto di crimini contro l'umanità, e condannato a 80 anni di prigione.
 
10 giorni dopo, il verdetto di colpevolezza è stato annullato dal tribunale costituzionale del Guatemala, rivelando totalmente l'apparato di impunità, ma il processo continua ad essere un evento storico e senza precedenti - la prima volta in tutto il mondo che un ex-capo di Stato è stato processato per genocidio in un tribunale nazionale. Inoltre, il processo per la prima volta nelle Americhe ha portato a giudizio il genocidio dei popoli indigeni.
 
Quest’anno nel primo anniversario della sentenza per genocidio, gruppi in vari luoghi del mondo si uniscono per commemorare la importanza storica di quel giorno, leggendo brani della sentenza contro Rios Montt.
 



giovedì 8 maggio 2014

Giornate pro-Guatemala S.Domenico SIENA

Sabato 10 e Domenica 11 MAGGIO

nel Chiostro di San Domenico Siena

MERCATINO DI ARTIGIANATO GUATEMALTECO

SAGRA DEL DOLCE E DEL SALATO

promozione ed informazione sulla missione


lunedì 5 maggio 2014

GUATEMALA: ritorno della violenza sistematica contro i leader indigeni, sociali e contro quella parte di Magistratura che vuole condannare i genocidi



Queste brevi appunti per portare a Vostra conoscenza la difficile situazione riguardante il rispetto dei Diritti umani in Guatemala.
Come ben saprete il paese ha attraversato un periodo di lunga guerra civile interna terminata con gli Accordi di pace del 1996. Il conflitto ha prodotto oltre 200 mila morti tra la popolazione civile in gran parte indigena. Tutti ricorderete che nel 1992 il Premio Nobel Per la Pace  venne consegnato nelle mani di una minuta indigena, Rigoberta Menchú Tum, "in riconoscimento dei suoi sforzi per la giustizia sociale e la riconciliazione etno-culturale basata sul rispetto per i diritti delle popolazioni indigene guatemalteche".
Attualmente, mentre a livello governativo si cerca di negare il genocidio delle popolazioni Maya, la situazione è progressivamente peggiorata. L’innalzamento di una violenza diffusa, specialmente nelle aree urbane, legata alla penetrazione dei cartelli del narcotraffico ed alle organizzazioni criminali che gestiscono la tratta degli esseri umani verso il Nordamerica, si lega con la recrudescenza della violenza politica verso i difensori dei Diritti umani.
Da molti mesi circolano – sulla la pagina web della Fundación contra el terrorismo ad esempio- vere e proprie liste di “indesiderati”; vescovi, sacerdoti, sindacalisti, maestri, difensori dei Diritti  umani e autorità indigene. L’esperienza ci insegna che i metodi brutali di repressione usati nel periodo della guerra interna e riproposti in questi ultimi  anni sono l’allarme di un’insidiosa generalizzazione della violenza,  che attraverso le pratiche di sequestro e sparizione  di uomini e donne disegnano la figura del “nemico interno”.
Prima si individuano gli obiettivi umani , si costruisce una campagna denigratoria contro di loro isolandoli dal resto della comunità fino ad eliminarli con stratagemmi  che tendono a screditare le loro valenze sociali.     
Se vogliamo ricostruire brevemente quanto è successo in questi due ultimi anni non possiamo non ricordare il primo massacro compiuto nel periodo posteriore agli accordi di pace e la decisione di giudicare in un Tribunale della nazione l’ex dittatore, il generale Efraín Ríos Montt.
Il 4 ottobre 2012, al chilometro 170 della strada Interamericana per Totonicapan, reparti dell’Esercito sparano su una manifestazione pacifica che reclama la propria contrarietà alle riforme costituzionali, alle modifiche del piano di studi delle magistrali e all’alto costo dell’energia elettrica. Sul terreno rimangono otto morti e 34 feriti. In tutto il paese decine di manifestazioni vengono represse con inaudita violenza.
Il 19 marzo dell’anno successivo inizia il procedimento contro Montt, accusato di essere il mandante di numerosi massacri avvenuti nell’area conosciuta come il Triángulo Ixil, nel nordest del paese, dove furono uccisi 1.771 indigeni. Secondo i dati raccolti grazie alle esumazioni, quasi la metà dei morti era rappresentata da bambini tra zero e dodici anni.
Il 10 maggio 2013, il Tribunale Primero A de Mayor Riesgo emette la sentenza contro il generale Ríos Montt per genocidio e crimini contro l'umanità, dopo aver ascoltato le dichiarazioni di 98 testimoni, tra cui oltre 50 esperti militari, dopo aver esaminato 606 certificati di morte delle vittime di 17 massacri, degli studi sui resti di 420 corpi dopo aver analizzato i piani  militari Victoria 82, Fermezza83 e Sofia. L’ottantaseienne genocida viene condannato a 80 anni di reclusione. 
Il mondo si ricorda del Guatemala, la sentenza viene salutata nel paese centroamericano, e non solo, come una svolta storica, come se per la prima volta si fosse vinta l’impunità dei vertici militari e di Governo cancellando il brutto presagio, indotto da un’altra Corte, che solo un mese addietro aveva sospeso il giudizio con la volontà di non processare il militare.
La presidentessa della Corte Yassmin Barrios e il Procuratore generale Claudia Paz y Paz, che con il suo team di magistrati aveva condotto l’istruttoria, riconsegnano al paese un poco di dignità ed aprono una pagina nuova per la prima volta dopo gli accordi di pace del  96.
Tuttavia, dieci giorni dopo, il 20 Maggio 2013, la Corte Costituzionale del Guatemala ha annullato la sentenza contro il genocidio. Due dei cinque giudici della Corte, Mauro Roderico Chacón Corado e Gloria Patricia Porras Escobar hanno voluto argomentare il loro "dissenso", sostenendo che è stato trovato un artificio volto ad ostacolare il normale processo di processo e evitare il giudizio.               Gli altri tre giudici hanno votato a favore della sospensione del processo.
Secondo la corte costituzionale sono state violate le procedure del giusto processo e quindi si tornerà in aula. Bisogna risentire tutti i testimoni, senza considerare che per molti di loro non sarà possibile ritornare più volte fino alla capitale sede della Corte e soprattutto non sarà facile ricordare ancora  una volta lo sterminio della propria famiglia.
Nelle settimane successive reparti dell’Esercito e delle squadre anti sommossa occupano diverse regioni  del paese decretando lo Stato d’assedio, limitando le libertà personali fino a minacciare i testimoni viventi dei terribili massacri della guerra interna. Vengono addirittura minacciati alcuni dei testimoni al processo ai quali si chiede di rinnegare tutto in cambio di tranquillità.
La decisione della Corte Costituzionale, purtroppo è stata utilizzata dagli ex militari, ex soldati e gruppi di provocatori - crescono a dismisura le polizie private -, con un chiaro scopo di vendetta, per aumentare le minacce contro i testimoni, vittime e sopravvissuti; per accrescere la guerra psicologica e la criminalizzazione dei movimenti sociali, dei loro leader e innalzare il livello di scontro in diverse regioni del paese volto a distruggere il clima pacifico che le Comunità e le autorità indigene insieme a numerose organizzazioni sociali hanno costruito negli ultimi anni.           
Il 7 settembre del 2013, una altro massacro, a San José Nacahuil, Municipio de San Pedro Ayampuc. Dieci persone uccise e 17 ferite. Tra i corpi rimasti a terra quelli di due bambine di 11 anni. La comunità indigena di etnia Kaqchikel è impegnata pacificamente da anni nella difesa del territorio contro gli speculatori delle aziende idroelettriche e minerarie.
E poi ancora il  13 di gennaio nella zona del Triangolo Ixil vengono violentemente aggrediti il sindaco indigeno di Antiguo Xoncá insieme ad altre autorità ancestrali che si battono contro un’idroelettrica.
E arriviamo al gennaio scorso quando nella giornata del 12 la giudice Carol Patricia Flores ha sospeso definitivamente il processo contro Ríos Montt. Questo significa per molti giuristi l’archiviazione del caso o nella migliore delle ipotesi ricominciare tutto dalla situazione del novembre del 2011 quando il dittatore venne accusato per la prima volta.
Quattro giorni dopo Juan Tuyuc, il Comandante Leo come era chiamato negli anni del conflitto interno, leader indigeno e popolare viene assassinato nei pressi di Sololà. Juan e il fratello della più conosciuta Rosalina Tuyuc, premio Nikkyo Niwano per la Pace nel 2012, deputata e storica fondatrice del Coordinamento Nazionale delle vedove del Guatemala (Conavigua). Viene ucciso con modalità atroci che ricordano l’assassinio di altri membri della sua famiglia. Perché sia chiaro che si muoveva troppo tra le comunità - per costruire una rete in difesa delle terre - gli vengono tagliate le dita dei piedi.
Il 10 febbraio scorso un’ incomprensibile sentenza della Corte Costituzionale, già fortemente criticata da giuristi interni e di diversi paesi, ha annullato l’incarico di Procuratore Generale, in scadenza a dicembre 2014, a Claudia Paz y Paz. Al suo posto si vuol nominare un magistrato fedele a quella linea che impone il silenzio o peggio ancora la negazione del genocidio.
La triste realtà è rappresentata dal fatto che per i prossimi mesi, la giudice che aveva raccolto le accuse contro il dittatore non potrà esercitare il suo magistero e con buona probabilità dovrà rinunciare alla sicurezza di una scorta.
Come se non bastasse lo scorso  3 marzo le cronache guatemalteche sono piene dello strano “suicidio” di Cesar Barrientos Pellecer, magistrato impegnato nell’istruttoria contro Ríos Montt e considerato dai gruppi dell’ultra destra come il “mandante dei giudici sicari”.               
Molti sono i gruppi italiani che a cominciare dagli anni 80 hanno lavorato al fianco delle popolazioni guatemalteche. Questi gruppi, sono organizzati in un Coordinamento nazionale Italia-Guatemala, Caminando juntos. Il Coordinamento è formato da decine di Associazioni, Onlus e ONG che lavorano in tutte le regioni guatemalteche, nel campo dell’istruzione, del commercio equo e solidale, della tutela dei minori e della formazione professionale, con istituzioni laiche e cattoliche, con comunità rurali e indigene, con parrocchie e istituzioni universitarie. Nella campagna diffamatoria che i potenti gruppi paramilitari e dell’esercito stanno portando avanti molte di queste realtà sono considerate come sgradite; soprattutto in questo momento storico, segnato da una violenza diffusa, la confusione sui mandanti può essere un ottimo schermo per la crescita dei crimini a sfondo sociale e politico .

lunedì 24 marzo 2014

Mons. Oscar Romero


24 marzo 1980 esattamente 34 anni fa veniva ucciso a San Salvador Mons Oscar Romero

"La prego di non fraintendermi: non voglio morire, perché so che il popolo non lo vuole, ma non posso tutelare la mia vita come se fosse più importante della loro vita. La vita importante è quella dei contadini, degli operai, delle organizzazioni popolari, dei militanti e dei dirigenti, ed essi muoiono tutti i giorni; ogni giorno che trucidano venti, trenta, quaranta o più ancora. Come potrei adottare delle misure di sicurezza personale?"

Da uomo schivo, introverso e un poco defilato, divenne la voce di coloro che non avevano voce, diventando sempre più il difensore degli emarginati e dei “campesinos” di El Salvador, le sue omelie trasmesse dalla radio diocesana, che arrivavano in tutti i villaggi, divennero accuse ben precise e pertanto la sua voce scomoda e profetica doveva essere messa a tacere, per questo il regime decise di eliminarlo. 

domenica 23 marzo 2014

Corso Elettricista donne di Poptun

Consegna degli attestati alle partecipanti al sorso di elettricista a Poptun

sabato 8 marzo 2014

Corso elettricità sole donne!!!

Il secondo corso di elettricista dell'amico Tore, si è appena concluso. Si è tenuto a Poptun ed è stato per sole donne!

Titti, che lavora presso il comune di Poptun appena ha
saputo del corso di Tore alla scuola San Martin de Porres, ha chiesto la disponibilità a farne uno anche da loro presso i loro uffici!



Tore con grande entusiasmo e soddisfazione ha accettato. Nella riunione preparatoria gli hanno domandato se era possibile la partecipazione delle donne al corso: ma certo, anzi è obbligatorio! 

Con suo grande stupore, alla prima lezione si è trovato un gruppo di 10 signore, che con entusiasmo e serietà si accingevano a imparare l'arte dell'elettricista. 

 Nonostante il poco spagnolo e la difficoltà della spiegazione dell'elettrotecnica, al quarto giorno di lavoro - dice con orgoglio Tore: vedo queste stupende signore che armeggiano con cacciaviti, forbici, pinze, tester, e costruiscono gli impianti elettrici con una volontà e sicurezza per me impensabili all'inizio del corso. Le lezioni sono state prolungate per altri tre giorni affinché potessero acquisire più manualità. Ma subito dopo ho preteso che si organizzasse un corso anche per ragazzi ... giusto per le pari opportunità.


mercoledì 5 marzo 2014

LA SCUOLA SAN MARTIN DE PORRES ISCRIZIONI anno scolastico 2014

Gli iscritti per il 2014 sono:
  • 35 iscritti nuovi IV anno (che sarebbe primo superiore) di cui 21 ragazzi e 14 ragazze
  • 30 iscritti al V anno (che sarebbe secondo superiore) di cui 25 ragazzi e 5 ragazze
  • 18 iscritti al VI anno (che sarebbe terzo superiore) di cui 15 ragazzi e 3 ragazze
In totale tutti gli studenti della scuola sono 83.
Dato bello ed i nteressante tra i nuovi iscritti ci sono molte più ragazze di sempre e molti più di Dolores.

martedì 4 marzo 2014

Circo Inzir ha terminato l'esperienza a Dolores!!!!!

Grazie Grazie ed ancora Grazie!!!!


Cavallette, persone e vacanze

acso01
Cavallette …
Tipici giardini ben curati, tipiche casette colorate, tipici negozietti che vendono oggetti e vestiti tipici. Tonnellate di machine fotografiche appese a colli arrossati dal sole. Diversi idiomi udibili per le strade, venditori e venditrici ambulanti … tipici …
Antigua è la vecchia capitale del Regno di Guatemala, lo è stato per 231 anni, finchè, distrutta da un terremoto nel ’700, venne ricostruita nelle vicinanze l’odierna Città del Guatemala.
Ricostruita in tempi recenti oggi Antigua appare come una splendida cittadina in stile coloniale spagnolo circondata da montagne.
Qui il clima è radicalmente diverso da quello del Peten: decisamente più secco e con una stagionalità delle piogge opposta, gli inverni sono secchi e le estati piovose. La vegetazione tropicale lascia il posto ad arbusti e qualche cactus e le foglie degli alberi riducono di molto le proprie dimensioni.
Arrivando dalle aldee del Peten entrando in questa città è come tuffarsi di colpo in un luogo cui è stata strappata l’anima, in cui tentano di venderti pantaloni, realizzati in chissà quale fabbrica, per 400 quetzales (lo stipendio medio di un operaio è di 1500 qtz). Un luogo in cui ragazzine si vendono a vecchi turisti in cerca di sesso.
Il turismo di massa è capace di rubare l’anima ai posti più belli del mondo.
Qui è davvero tutto bello, ma preferivo gli occhi dei bimbi piccoli e dei bimbi grandi delle aldee.
Nel parco un arista di strada suona e mi sembrano le uniche vere note dolci di questo micro mondo.
acso04
Persone …
E’ appena terminata la fase 2 del progetto, il cuore di tutto questo calderone ossia gli spettacoli nelle aldee del Peten e i laboratori nel collegio.
E’ stata una fase densa e impegnativa, più di qualcuno si è ammalato (e poi è guarito), a volte lo stress ha raggiunto livelli critici.
Confusi e felici, come già era successo al ritorno dai campi profughi saharawy, questa volta però il progetto continua e parte la fase 3.
Oggi il gruppo Banana si dirigerà verso il Pacifico e tra un paio di giorni prenderà un volo per l’Italia; il gruppo Kamikaze invece muoverà verso il Chiapas con l’obbiettivo di riuscire a fare spettacolo nelle comunità zapatiste.
Dopo 3 settimane ci si saluta, sono stati giorni pieni e ricchi, un’esperienza, un’altra che si è condiviso, e che ci racconteremo per ore e ore al ritorno di tutti.
Buon viaggio al gruppo Banana! Ci mancherete!
Fin qui tutto bene, sia nella fase 1 in Messico, sia nella 2 in Guatemala le porte si sono aperte davanti a noi quasi per magia e abbiamo avuto modo di conoscere persone meravigliose.
… quelli con la scorza dura e il cuore gentile …
L’omino incontrato a Jicacal, il custode della Baia Escondita che si presenta a noi con nell’unico braccio un macete. Vive da anni in una casetta diroccata in mezzo alla selva, in solitudine.
La sua voglia di fare 2 chiacchiere lo spinge a fare quasi tutto il sentiero del ritorno con noi, quasi perché, arrivati in prossimità di un cancello di una staccionata, si ferma e non supera quello che probabilmente rappresenta il limite del suo piccolo grande mondo.
Un Uomo, che vive in solitudine su un promontorio in riva al mare, col cuore tenero come il burro.
Te ne accorgi quando ti parla del serpente corallo che ha incontrato due giorni prima su quello stesso sentiero e che ha deciso di non uccidere perché << … è anche casa sua … >>.
Quando ti spiega che, anche se tutti glielo consigliano, lui un cane proprio non lo vuole << … perché disturberebbe le scimmie e tutti gli altri animali che mi vengono a trovare… >>
… uomini con la faccia da duri e il cuore tenero …
Il “Gordo” (grasso), nome di battesimo Eliseo
Siamo finiti per caso la prima volta a mangiare nel suo “comedor”, una baracca di legno, lamiera e rete da pollaio che sembra essere tenuta in piedi più dalle ragnatele che da tutto il resto.
Eliseo è un omone enorme, con un pancione che lo annuncia sempre con qualche istante di anticipo , due braccia e due mani che non vorresti mai vedere arrabbiate, un sorriso bianco da perfetto imbonitore.
Quando lo saluti e gli chiedi se si può mangiare qualcosa, la prima cosa che dice è :<<entrate a casa vostra> e con ampio gesto indica uno dei due tavoli che affondano le gambe nella ghiaia del comedor.
La cosa più bella è quando gli chiedi se si può avere questo o quello da mangiare, allora El Gordo ripete sempre quello che probabilmente è il suo motto:<< Quello che c’è c’è, quello che non c’è ce lo inventiamo!>>
Una volta che tutti i commensali terminano di ordinare, Eliseo inizia ad impartire gentilmente ordini a tutta la famiglia: moglie, due splendide figlie, un figlio di circa 10 anni con lo sguardo vispo e sempre sorridente. A quel punto tutti i membri della famiglia escono dalla baracca prendendo direzioni diverse, chi va a prendere i fagioli, che il pollo e via dicendo.
In mezz’ora, o al massimo 1 ora tutto è pronto e tremendamente buono!
Quando siamo partiti da Dolores Eliseo è l’ultima persona che siamo andati a salutare. Lui ci ha regalato 2 wiskil, che è un frutto che ricorda molto un tubero, una specie di patata che però nasce da una pianta rampicante simile alla zucca; qualcuno di noi proverà a piantarle … chissà …
Noi gli abbiamo regalato un pacco di tabacco sciolto, ci siamo abbracciati e, che gli diaspiacesse, che forse un po’ gli saremmo mancati, glielo si leggeva in faccia.
Uomini gentili e basta …
Mingo, conosciuto nell’aldea di S. Marco il primo giorno in giro con Padre Ottavio.
Mentre nella chiesetta di legno si svolgeva la messa, io , Mingo e gera chiacchierando seduti nel cassone del pick-up. Tra un tentativo e l’altro di dimostrarci l’esistenza di Dio, Mingo ci ha spiegato la sua idea di libertà:<<… io qui in aldea mi sento libero, libero di dormire con la porta aperta, libero di andare al campo senza che mia moglie sia preoccupata per me. In città non si è liberi, devi avere paura di tutto, della gente che ti ammazza, che ruba, quella non è libertà. Le persone in aldea si aiutano, in città si ignorano…>>
Emilio, e la sua sagezza sulla via del ritorno da Los Arroyos. Stiamo camminando e a un certo punto mi indica la cresta di alcune colline che si trovano qualche km a ovest da noi e mi dice :<<Li faranno la strada.>> Io gli rispondo :<< Così miglioreranno le condizioni degli abitanti.>> (Los Arroyos si raggiunge solo dopo 4 ore a piedi o a cavallo).
Lui continua a gruardare quel punto a ovest :<< con la strada arriveranno anche i ricchi che toglieranno la terra ai contadini, in un modo o in un altro.>>
Tante, tante belle persone in questo viaggio.
acso03
Vacanze …
Così il viaggio di Circo InZir è arrivato ad un buon punto.
Spesso mi sono fermato a riflettere sulla differenza che intercorre tra una vacanza e un viaggio.
Senza annoiarvi troppo dico soltanto che in vacanza io non ci so stare.
Per un mio difetto, forse di origine cosmica, senza fare nulla non ci so stare troppo a lungo.
Adoro vedere posti nuovi ma mi interessano più le persone, e le persone le conosci meglio se hai qualcosa da scambiare con loro.
Qui di scambi ne abbiamo avuti in continuazione. Nei luoghi che abbiamo attraversato la presenza di un obbiettivo era sempre tangibile nell’aria.
L’obbiettivo di avere un insieme di scambi che fosse il più ampio possibile.
Circo InZir ha finito i soldi che erano nelle sue casse quasi prima di partire considerando i biglietti aerei ma la missione non è ancora conclusa, forse non è neanche una missione, perchè non abbiamo regalato nulla, abbiamo dato e ricevuto e speriamo che continui così.
No, non è una missione, non è una vacanza, è un viaggio, è una ricerca.
A cosa porterà tutto questo …?
Forse a nulla, forse, se consideriamo l’umanità come una grande ragnatela in cui le vibrazioni scaturite da un piccolo gesto si ripercuotono in tutto il mondo, forse noi e soprattutto le persone che abbiamo incontrato in questo viaggio e in Italia durante i cabaret di auto-finanziamento, tutti insieme abbiamo creato qualche buona vibrazione in più…